Il 17 agosto è morto Terence Stamp, brillante attore britannico. Nel 1962 diede il volto a Billy Budd, il protagonista dell’ultima opera, uscita postuma, di Herman Melville. Già con Moby Dick Melville ci aveva fatto dono della più calzante allegoria del mondo contemporaneo: siamo tutti a bordo della stessa nave, ma al comando c’è qualcuno che agisce per portarla alla distruzione in nome di interessi personali. Billy Budd è ancora più moderno e toccante. C’è tutta la rappresentazione tragica del conflitto tra verità e giustizia. Billy è pura innocenza, incapace di intendere il male, e pertanto dev’essere eliminato dal meccanismo del potere di cui la Legge è espressione. Muore impiccato gridando “viva il capitano Vere”, l’uomo che ha emesso la sentenza di morte pur consapevole della sua innocenza. Muore, ingiustamente, in nome della legge per conservare l’ordine sulla nave. Un ordine fondato sulla paura del caos, dell’ammutinamento. In una specie di miracolo cristico il suo corpo rimane rigido, senza contrazioni, e poi finisce in mare. “Le viscide alghe mi si attorcigliano già attorno”, recita la ballata che lo ricorda, presentendo la discesa senza sepoltura del corpo negli abissi. Un’immagine che ricorda gli ultimi 27 morti annegati al largo di Lampedusa, a venti minuti di navigazione da terra per una motovedetta. Senza che partisse alcun soccorso, in nome della legge.

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Questo articolo è uscito sul numero 1628 di Internazionale, a pagina 18. Compra questo numero | Abbonati