Ingeborg Bachmann
Il trentesimo anno
Feltrinelli, 166 pagine, 8 euro

L’estate è – finalmente – quel momento in cui leggo libri vecchi, fuori catalogo, persi in qualche angolo di libreria. Ho trovato Il trentesimo anno di Ingeborg Bachmann in un’edizione che ha ancora il prezzo in lire. “Agosto! Eccoli arrivati i giorni del ferro cocente, i giorni arroventati nella fucina. Il tempo rimbombava. Le spiagge erano prese d’assalto e il mare non faceva più avanzare le sue rotolanti schiere d’onde, dava invece un’illusione di spossatezza, profonda e azzurra”. È il passaggio del racconto che dà il titolo a questa raccolta, che ha accompagnato il passaggio di Bachmann dalla poesia alla prosa. La storia segue il trentesimo anno del protagonista senza nome, dodici mesi sull’orlo dell’abisso del tempo, di un’età che da sempre ci sfida a cambiare le regole ma non il gioco. Ne parlavo qualche settimana fa con un’amica, di quanto a quaranta o a trenta – forse ormai non fa più differenza – ci sentiamo ancora fuori competizione rispetto al “cerchio infernale” in cui, nonostante tutto, vorremmo girare. Concetto forse ripreso dal racconto Tutto, su come un bambino possa essere la culla della speranza per diventare l’abisso dello sconcerto nello scoprire che sarà il punto da cui progredisce il mondo, pur sempre nella stessa direzione. Le sette storie di questo libro sono così: scene dettagliate, monologhi lirici, lunghe riflessioni di personaggi che, sull’orlo di qualcosa, cercano in sé un seme di ribellione. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1628 di Internazionale, a pagina 83. Compra questo numero | Abbonati