I mercati finanziari reagiscono alle notizie in frazioni di secondo, e le novità devono diventare ordini di acquisto o vendita il prima possibile. Dunque, se la notizia è una ricerca pubblicata dal Massachusetts institute of technology (Mit) è probabile che gli operatori leggano solo il titolo. Lo studio che ha fatto crollare i titoli tecnologici a Wall street è stato rilanciato da Fortune così: “Il 95 per cento dei progetti pilota d’intelligenza artificiale generativa fallisce”. Una conferma di quanto ha affermato Sam Altman, leader della OpenAi, secondo il quale c’è una bolla sui titoli legati all’intelligenza artificiale (ia).
Ma basta leggere l’articolo di Fortune per capire che lo studio è meno catastrofico di come sembra: lo scarso impatto sui ricavi sembra dovuto solo a una fase di aggiustamento. Le aziende non hanno ancora le competenze necessarie per sfruttare la nuova tecnologia. Per ora la usano nella parte commerciale e per il marketing, ma senza aver automatizzato le funzioni di supporto per ridurre i costi in modo permanente. Serve tempo per sostituire gli esseri umani. Insomma, non è il report dell’Mit a indicare che forse c’è una bolla speculativa, ma la reazione nervosa degli investitori a una delle mille pubblicazioni sul tema che in altri momenti sarebbe passata inosservata o quasi. ◆
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Questo articolo è uscito sul numero 1629 di Internazionale, a pagina 94. Compra questo numero | Abbonati