In Cina il pubblico si annoia facilmente. Influenzato in parte dai video lampo di TikTok, fatica a seguire serie tv lunghe e complesse. Un problema, perché sono queste produzioni a garantire inserzionisti, introiti e visibilità sui mercati internazionali. E così il governo ha varato un piano dal titolo che sembra uscito dal catalogo Netflix: “Le 21 misure”. Il progetto prevede forti investimenti per assumere autori capaci di scrivere storie che vadano oltre il tradizionale trittico famiglia-etica del lavoro-patria, per anni pilastro narrativo caro a Pechino, incoraggiandoli a scegliere ambientazioni contemporanee, città come Shanghai o Shenzhen, senza timore di mostrare lusso e modernità. Per testare il pubblico nei palinsesti delle tv provinciali si faranno spazio “microdrammi” sperimentali, e soprattutto ci sarà maggiore clemenza nei confronti dei prodotti stranieri, in particolare giapponesi e coreani, che da tempo dominano il “soft power” globale con storie all’occidentale e drammi borghesi. Per snellire i tempi, il partito ha anche eliminato l’attesa obbligatoria di un anno tra una stagione e l’altra, un vincolo imposto dai rigidi controlli editoriali. La censura verrà applicata in corsa: per contenuti inadeguati s’interverrà direttamente durante la messa in onda, chiedendo agli autori di deviare la trama o di far sparire un personaggio non conforme, con rapidità e discrezione, come nella vita reale. ◆
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Questo articolo è uscito sul numero 1629 di Internazionale, a pagina 80. Compra questo numero | Abbonati