Il 30 marzo l’Iran e Israele hanno condotto dei bombardamenti reciproci, in un momento in cui il presidente statunitense Donald Trump sta inviando segnali contrastanti, affermando da un lato che un accordo con Teheran potrebbe essere raggiunto rapidamente e minacciando dall’altro un intervento di terra.

La guerra in Medio Oriente, scatenata il 28 febbraio dagli Stati Uniti e da Israele, ha già causato migliaia di morti, la maggior parte in Iran e in Libano, e non accenna a placarsi.

Nonostante i colloqui indiretti in corso tra gli Stati Uniti e l’Iran, con la mediazione del Pakistan, nello scorso fine settimana i ribelli huthi dello Yemen hanno attaccato Israele, Teheran ha continuato a colpire le infrastrutture economiche del Golfo e Israele ha dichiarato di voler estendere la sua zona di sicurezza nel sud del Libano.

La mattina del 30 marzo l’esercito israeliano ha annunciato di aver risposto a un attacco missilistico proveniente dall’Iran. In precedenza aveva dichiarato su Telegram di aver colpito dei siti militari a Teheran. La sera del 29 marzo il ministero dell’energia iraniano aveva segnalato interruzioni di elettricità nella capitale in seguito ad attacchi contro impianti elettrici. Secondo i mezzi d’informazione iraniani, la mattina del 30 marzo l’elettricità era stata ripristinata.

Il 29 marzo Trump ha dichiarato alla stampa che a Teheran si è prodotto “un cambio di regime”, riferendosi all’uccisione dei principali leader della Repubblica islamica. “Oggi abbiamo a che fare con persone diverse, molto più ragionevoli. Con loro un accordo è possibile, anche in tempi rapidi”, ha aggiunto.

Il presidente statunitense ha inoltre affermato che “l’Iran autorizzerà nei prossimi giorni, in un gesto di rispetto, il passaggio di venti petroliere attraverso lo stretto di Hormuz”, il cui blocco ha fatto impennare i prezzi del petrolio.

Trump è rimasto evasivo sulla possibilità di uno sbarco di truppe di terra in territorio iraniano.

Una nave d’assalto anfibia statunitense, alla guida di un gruppo navale di cui fanno parte circa 3.500 militari, era arrivata nella regione il 27 marzo.

“Il nemico parla continuamente di negoziati in corso, ma intanto sta pianificando in segreto un’operazione di terra”, ha dichiarato il presidente del parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf. “Stiamo aspettando che arrivino per attaccarli e punire una volta per tutte anche gli alleati regionali degli Stati Uniti”.

Gli occhi sono puntati sull’isola di Kharg, nel nord del golfo Persico, che ospita il più grande terminal petrolifero dell’Iran, responsabile di circa il 90 per cento delle sue esportazioni di greggio, secondo la multinazionale statunitense Jp Morgan.

“Forse conquisteremo l’isola di Kharg e forse no. Abbiamo molte opzioni. Non penso che siano in grado di difenderla. Potremmo conquistarla molto facilmente”, ha affermato Trump in un’intervista al Financial Times, in cui ha anche dichiarato di volersi impadronire del petrolio iraniano.

Intanto, nella notte tra il 29 e il 30 marzo Israele ha approvato una nuova legge di bilancio che prevede un massiccio aumento della spesa militare.

L’Iran sta invece portando avanti i suoi attacchi contro obiettivi statunitensi ed economici negli stati del Golfo.

Un impianto di desalinizzazione che produce anche elettricità è stato colpito in Kuwait, “causando la morte di un lavoratore indiano e ingenti danni materiali”, secondo il governo dell’emirato. Teheran ha però smentito il suo coinvolgimento e attribuito l’attacco a Israele.

L’Arabia Saudita ha invece annunciato di aver intercettato cinque missili.

In Libano, il secondo fronte della guerra, dov’è in corso un’offensiva israeliana, un casco blu indonesiano è rimasto ucciso nell’esplosione di una bomba d’origine sconosciuta.