Dire che la plastica è parte integrante della nostra vita è un eufemismo. Le microplastiche sono state trovate perfino nella placenta, nel sangue e nel latte materno. Anche se al momento non possiamo determinarne con certezza l’impatto, sappiamo che molte di queste sostanze sono collegate a gravi problemi di salute. Uno studio recente ha confermato che l’esposizione alle microplastiche è associata a un aumento del rischio di aborti spontanei, morte prematura del feto, malformazioni, problemi nello sviluppo dei polmoni, cancro infantile e problemi di fertilità in età adulta.
Ma anche se oggi siamo sempre più consapevoli dei rischi per le persone e per il pianeta, la produzione di plastica continua ad aumentare e nei prossimi 35 anni dovrebbe triplicare, fino a superare un miliardo di tonnellate all’anno. Metà della plastica prodotta è destinata a oggetti monouso. Questa crescita dipende in parte dal fatto che i paesi produttori di petrolio vedono nei suoi derivati come la plastica la soluzione ideale per continuare a fare profitti nonostante la transizione verso le energie rinnovabili.
Il 15 agosto i negoziati alle Nazioni Unite per approvare il primo accordo legalmente vincolante sulla lotta all’inquinamento da plastica si sono chiusi con un fallimento. Arabia Saudita, Kuwait e altri paesi hanno insistito sul fatto che l’azione internazionale dovrebbe limitarsi a evitare gli sprechi, mentre gli Stati Uniti hanno spinto per misure non vincolanti. Posizioni inaccettabili per i paesi più ambiziosi, come il Canada, il Regno Unito, quelli dell’Unione europea e il sud globale.
Nonostante questo, non bisogna cedere al pessimismo. Gli attivisti fanno notare che ci vollero otto anni di trattative per trovare un’intesa sulla riduzione delle sostanze che danneggiano lo strato di ozono. Alcuni oggi sperano che il cambiamento possa partire dalla Cina, che è uno dei principali produttori di plastica al mondo ma ne dipende meno di altri. Il governo cinese potrebbe ottenere benefici presentandosi come capofila in questa causa ambientalista globale. Nel frattempo, i singoli paesi possono e devono agire unilateralmente e collettivamente per ridurre l’uso della plastica. Alcuni, come la Colombia, stanno già facendo importanti passi in questa direzione.
Finora hanno prevalso i nemici dell’ambiente, ma non possiamo permetterci che abbiano la meglio in futuro. ◆ as
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Questo articolo è uscito sul numero 1628 di Internazionale, a pagina 21. Compra questo numero | Abbonati