Due giorni nella vita di due persone innamorate. Il primo, quando tutto comincia, e l’ultimo, quando ci si lascia. A chi legge, la possibilità di immaginare cosa è successo in mezzo. In questa puntata: Marion, 35 anni.
Il primo giorno
“La prima volta che lo vedo, neanche lo noto. Sono appena arrivata a Marsiglia, da sola, impantanata in una relazione che mi ha fatto toccare il fondo e perdere molto peso. Antoine fa parte del contesto, per me non ha niente di speciale. È solo un collega.
Torno a Parigi, ci teniamo in contatto a distanza, lui risponde con gentilezza. Ritorno per lavoro al sud, in condizioni migliori. Pranziamo insieme, come colleghi contenti di rivedersi. Alla fine del pasto ci salutiamo sul marciapiede con un bacio sulla guancia, e lui mi prende la mano. La stringe un po’, e sento un calore in tutto il corpo. Conosco bene il significato di queste sensazioni. Ma non ho voglia di vederlo: Antoine è impegnato, ha due figli. Io invece sono single, e attribuisco quel brivido all’emozione di rivedere un ex vicino di scrivania.
Continuiamo a scambiarci molti messaggi, ci piace farlo, ma mi rifiuto di andare oltre. Ormai lavoro stabilmente a Marsiglia, lui deve andare per lavoro in Corsica e fare scalo qui. Parliamo di incontrarci nel tardo pomeriggio, poi di cenare insieme vicino al suo hotel. Alla fine non può più venire, io sono al tempo stesso delusa e sollevata. Continuiamo a scriverci, a lasciarci andare. I nostri messaggi scivolano verso la seduzione, lui è triste, mi dice che ‘quello che gli farebbe piacere sarebbe passare la serata con me’. Poi, in un altro momento, gli racconto ingenuamente che devo fare la doccia prima di una serata con degli amici, e lui mi esorta ad ‘andare a fare la doccia, sarà il quarto d’ora hot della serata’.
So benissimo dove vuole arrivare, ma non sono sicura di volerlo seguire in quel mondo riservato dell’adulterio e della clandestinità. Alla fine sposta il suo biglietto pur di passare da Marsiglia. Prima della nostra cena, sono agitata. Vedo dalla cura che metto nel prepararmi che è più di una semplice cena al ristorante con un collega. A tavola, cerco di affrontare l’argomento: ‘Non mi piace molto l’idea di fare l’amante per una notte’. ‘Sono io che dovrei avere degli scrupoli, ma non ne ho’, mi risponde. Mi spiega che a ogni viaggio di lavoro lontano da casa tradisce sua moglie. Fa parte delle concessioni che si prende. Ritiene che la madre dei suoi figli non gli dia la tenerezza che desidera, quindi ha il diritto di cercarla altrove.
Antoine continua il suo discorso, che mi appare sincero ma ben collaudato. Ha bisogno di vedermi, pensa che abbiamo qualcosa di bello da condividere. Che non può sapere dove ci porterà, ma che bisogna provare. Avevo quasi rinunciato a passare quella serata con lui, tanti erano i segnali d’allarme, ma aveva spostato il suo volo per vedermi, e mi sono sentita in debito.
La notte all’inizio è strana, impacciata – è pur sempre un collega, distante e riservato. Poi non so se sia svanita prima la sua goffaggine o la mia, ma quella che sembrava una serata destinata al fallimento ha finito per darmi l’impressione di aver trovato l’anima gemella.
Sorge il sole oppure , usciamo per andare all’aeroporto. Arrivato al terminal, mi abbraccia, anche se potrebbe essere riconosciuto. Il rischio che corre mi colpisce. Il suo volo viene annunciato, lui resta seduto, non vuole più andarsene. Appena atterrato mi sommerge di messaggi: gli manco, ha ancora il mio odore addosso, il mondo senza di me lo aggredisce”.
L’ultimo giorno
“All’inizio è un’amica a informarmi che Antoine è andato a letto con un’altra collega tre settimane prima. Mi arrabbio, gli scrivo che non ho voglia di essere un numero su una lista. ‘Ma lei è solo un’amica, non è come con te’. Gli dico che se è così, è inutile venire a trovarmi. ‘Mi sto innamorando, non mi capitava da sette anni’, mi scrive.
Alla fine cedo, arriva a Marsiglia. Passiamo quattro giorni fantastici, è tutto facile, naturale, ci raccontiamo ogni cosa, poi riparte. Una sera passiamo quattro ore al telefono. Nella penombra della mia stanza, parliamo della nostra relazione. ‘Non potrai mai rendermi felice, e lo stesso vale per me’, dice. ‘Se stessimo insieme, tradiresti anche me, quindi sì, hai ragione, non sarei felice’, gli rispondo.
Non vuole lasciare la moglie, né rischiare di smettere di vedere i suoi figli. È assurdo, molte coppie separate vedono ancora i propri figli, esiste l’affido condiviso, ma lui non cambia posizione. Anch’io sono figlia di genitori divorziati, ho visto mio padre tradire mia madre per tutta la mia infanzia, e non è stato bello.
E poi la situazione con sua moglie, con cui dice che le cose non vanno come dovrebbero, non sembra così terribile a giudicare dalle foto delle vacanze postate sui social. Sono raggianti con i loro figli, vanno insieme ai concerti. Se le cose andassero davvero così male come dice, sarebbe solo masochismo fare tutte queste cose insieme.
Così, malgrado la valanga di parole d’amore, capisco che è finita, che devo mettere fine a questa relazione. Il giorno dopo sono sotto shock, gli scrivo di nuovo, ed è il suo turno di essere distante, di non rispondermi più. Cerco di smettere di pensarci ma non ci riesco, la parte di me che aveva tanta stima per lui non capisce, non vuole mollare, non vuole rassegnarsi al fatto che è solo una banale storia di adulterio, di un uomo in coppia che si vuole divertire.
Ho provato qualcosa di molto forte, quando ero con lui avevo l’impressione di qualcosa di molto autentico, e l’istinto non mente. Ma c’è quella bugia originaria: se mente a sua moglie, può benissimo mentire anche a me. Le sue sono le solite parole dette e ridette? O è la verità di un uomo che mente?”.
(Traduzione di Andrea De Ritis)
Amore che vieni, amore che vai è una serie del quotidiano francese Le Monde che racconta il primo e l’ultimo giorno di una storia d’amore. Qui ci sono tutte le puntate.
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