Quando la foresta boreale del Canada brucia, in molti casi non si può fare niente per impedirlo. Queste foreste fanno parte del più grande bioma terrestre, una cintura verde che circonda il globo, e stanno subendo le conseguenze del riscaldamento globale. I parassiti del legno, che solitamente prosperano nelle zone dal clima più mite, si sono diffusi verso nord ed est in decine di milioni di ettari di vegetazione. La siccità e la riduzione del manto nevoso stanno mettendo a dura prova gli alberi, che sono pronti a bruciare.

Molte persone semplicemente non si rendono conto dell’enorme estensione della foresta boreale e di cosa significa combattere gli incendi in un’area così vasta, spiega Jed Kaplan, docente presso il dipartimento di Terra, energia e ambiente dell’università di Calgary: “Controllare gli incendi è impossibile. Non si possono schierare pompieri e autopompe in un’area incontaminata grande quanto il sud degli Stati Uniti. È semplicemente troppo vasta”.

E così gli incendi si moltiplicano, sprigionando nubi di fumo che avvolgono città molto lontane. L’attuale “apocalisse dell’Ontario” (come l’ha definita una newsletter sugli incendi boschivi) e gli altri roghi che si sono sviluppati nelle foreste del Minnesota, nel nord degli Stati Uniti, hanno causato una grave forma d’inquinamento a Toronto e avvolto New York in una cappa malsana. In Canada ci sono attualmente 869 incendi attivi, e la maggior parte si trova in aree selvagge dove le autorità non sono in grado di estinguerli.

La foresta boreale si è evoluta nel tempo per adattarsi al fuoco, ma la portata e l’intensità degli incendi boschivi sono aumentate a causa del riscaldamento globale. Due delle peggiori stagioni di incendi boschivi mai registrate in Canada, in termini di superficie bruciata, si sono verificate negli ultimi tre anni.

La peggiore in assoluto è stata quella del 2023, quando il fumo ha superato il confine e avvolto le città della costa orientale degli Stati Uniti, tingendo il cielo di New York di un arancione intenso e inquietante. Il fumo degli incendi in estate è ormai una costante nell’ovest del Canada e degli Stati Uniti, ma anche le città orientali si trovano ad affrontare lo stesso problema con una certa frequenza, afferma Anabela Bonada, direttrice esecutiva per le scienze del clima presso l’Intact centre on climate adaptation dell’università di Waterloo.

Ieri il fumo ha raggiunto la zona in cui vive, alle porte di Toronto, causando un rapido peggioramento della qualità dell’aria, che ha registrato livelli critici. Gli incendi hanno anche provocato la chiusura della Boundary waters canoe area wilderness, nel Minnesota. Le comunità delle Prime nazioni dell’Ontario (i popoli nativi) sono state costrette a lasciare le loro case. Un treno merci è stato circondato dalle fiamme nelle campagne dell’Ontario, ma l’equipaggio è riuscito a salvarsi.

Rischi crescenti

La stagione degli incendi in Canada era partita a rilento, ma ora, con quasi due milioni e mezzo di ettari bruciati, si sta avviando a diventare la terza peggiore della storia. “Sta semplicemente succedendo quello che gli scienziati del clima e delle foreste prevedevano da trent’anni”, spiega Werner Kurz, un ricercatore in pensione di Natural resources Canada (un ministero federale, ndr). “Man mano che il pianeta diventa più caldo, le foreste sono esposte a un rischio crescente, e le vecchie strategie per spegnere gli incendi non funzionano più”.

Tra il 2023 e il 2025 è andato in fumo l’8 per cento delle foreste del Canada, afferma Bonada. Gli incendi hanno causato un declino della specie più diffusa di conifera, il peccio nero, modificando la composizione della vegetazione che ricresce. Quest’enorme distesa di foresta boreale, che va dal territorio dello Yukon alla provincia di Terranova e Labrador, funge da serbatoio di carbonio, che viene immagazzinato in miliardi di alberi e nel sottobosco. Ma a causa degli incendi una parte molto ampia di foresta sta diventando una fonte significativa di gas serra.

Da uno studio del 2024 pubblicato su Science è emerso che le emissioni di carbonio legate agli incendi boschivi erano aumentate del 60 per cento nei due decenni precedenti. Gli incendi nella foresta boreale sono stati la causa principale di quest’aumento. Un altro studio, pubblicato su Nature, ha rilevato che gli incendi canadesi del 2023, che avevano causato la distruzione di più di 17 milioni di ettari di vegetazione, hanno generato più emissioni dell’uso dei combustibili fossili in tutti i paesi del mondo eccetto i tre più inquinanti.

Quando gli incendi nelle foreste canadesi prendono piede, sprigionano una forza difficile da immaginare. Nel 2016 un incendio conosciuto come “la bestia” aveva distrutto gran parte della città di Fort McMurray, nella provincia canadese dell’Alberta, e bruciato 600mila ettari di vegetazione. Incendi di portata simile possono generare venti con forza di uragano e imponenti formazioni nuvolose note come pirocumuli. Quando il fumo arriva ad alta quota, può attraversare oceani e continenti.

Molti di questi incendi coincidono con ondate di caldo, com’è avvenuto questa settimana nell’Ontario. Nel 2021 la città di Lytton, nella provincia canadese della British Columbia, è stata quasi cancellata dalle mappe il giorno dopo aver registrato una temperatura di oltre 49 gradi, la più alta nella storia del Canada.

“Con temperature simili è impossibile salvare le foreste”, afferma John Pomeroy, un idrologo dell’università del Saskatchewan che studia gli effetti del cambiamento climatico. Attualmente lavora presso un laboratorio di ricerca nelle Montagne rocciose canadesi, nell’Alberta. La settimana scorsa, racconta, la zona era avvolta dal fumo degli incendi della British Columbia. Oltre a causare effetti nocivi sulla salute, il fumo scurisce i ghiacciai montani, che assorbono una maggiore quantità di luce solare e si sciolgono più velocemente. Il mondo è intrappolato in circoli viziosi come questo, che non faranno altro che intensificarsi.

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