◆ Il 2026 si avvia a diventare l’anno peggiore della storia dal punto di vista degli incendi, hanno avvertito gli scienziati del consorzio di ricerca internazionale World weather attribution. Tra gennaio e aprile nel mondo sono già bruciati 150 milioni di ettari, il 20 per cento in più rispetto al record precedente per questo periodo. Il continente più colpito è stato l’Africa con 85 milioni di ettari. Secondo i ricercatori l’aumento è dovuto in gran parte alle rapide oscillazioni tra condizioni estremamente umide ed estremamente aride, un effetto già conosciuto del cambiamento climatico. Le piogge abbondanti favoriscono infatti la crescita della vegetazione nella savana, che diventa combustibile per gli incendi alimentati dal caldo anomalo e dalla siccità. In Asia sono bruciati 44 milioni di ettari, il 40 per cento in più rispetto al record precedente, stabilito nel 2014. Gli scienziati avvertono che la tendenza potrebbe peggiorare ulteriormente con l’inizio dell’estate nell’emisfero settentrionale, che ospita la maggior parte delle terre emerse e delle foreste, soprattutto se saranno confermate le previsioni di un imminente ritorno del Niño, che potrebbe essere il più intenso mai registrato. Questo fenomeno meteorologico ricorrente infatti è associato all’aumento delle temperature globali e può provocare ondate di caldo anomalo e siccità in diverse regioni, come l’Australia, il Nordamerica e l’Amazzonia, aggravando il rischio di incendi senza precedenti.

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Questo articolo è uscito sul numero 1665 di Internazionale, a pagina 106. Compra questo numero | Abbonati