Il Bell hotel di Epping ne ha viste tante da quando è stato costruito nel sedicesimo secolo. Era una locanda di posta al servizio dei viaggiatori di passaggio dalla storica città mercato dell’Essex e diretti a Londra, ventiquattro chilometri a sudovest. È stato a lungo un posto frequentato da forestieri, anche se non sempre benvenuti: il piccolo parco di fronte prende il nome da un faro che, secondo le leggende locali, era stato costruito per segnalare le invasioni.

Anche se oggi è avvolto da brutte aggiunte degli anni sessanta che lo hanno privato di qualsiasi cosa si avvicini al fascino, questo edificio modesto, vicino a terreni agricoli e a un campo da cricket, è un luogo improbabile per l’inizio di una potenziale crisi politica.

Ma è proprio ciò che il governo potrebbe dover affrontare dopo che pochi giorni fa la corte suprema ha stabilito che usare l’hotel per ospitare richiedenti asilo, come ha fatto il ministero dell’interno, è contro le norme urbanistiche. Il consiglio distrettuale di Epping Forest (nel territorio della Grande Londra) aveva presentato un ricorso quando l’albergo era diventato un punto focale delle proteste contro i rifugiati dopo che un uomo di origine etiope ospitato lì era stato arrestato e incriminato per presunta violenza sessuale su una ragazza di quattordici anni.

I protagonisti delle proteste e il consiglio comunale guidato dai conservatori hanno esultato, ma le implicazioni dell’espulsione dei 140 residenti dell’hotel, tutti maschi, e il loro invio in località ancora sconosciute potrebbero essere molto più ampie. Decine di autorità locali, alcune delle quali coinvolte nelle proteste, stanno valutando ricorsi simili, che potrebbero mandare in tilt l’intero piano del governo per i richiedenti asilo e che, come ha ammesso una fonte interna, hanno “sconvolto” il ministero.

La vicenda ruota intorno al decoro urbano, ma molti la considerano una vittoria molto più importante dopo che quest’estate migliaia di persone hanno attraversato la Manica su piccole imbarcazioni, ci sono state proteste in più di quaranta località e la retorica nazionalista e contro i rifugiati è stata abbracciata da politici di ogni partito e amplificata da alcuni settori dell’informazione.

Non ci sono state rivolte come quelle dell’estate scorsa, scatenate dall’omicidio di tre ragazze a Southport e dalle false voci secondo cui il responsabile era un richiedente asilo musulmano. Ma mentre le comunità si preparavano ad altre proteste per il fine settimana scorso, si è diffusa in tutto il paese una campagna di propaganda che invita a issare la bandiera di San Giorgio (dell’antico regno d’Inghilterra) e la union jack (bandiera ufficiale del Regno Unito), definendo patriottico un gesto che molti avranno vissuto nei villaggi e nelle strade come una chiara intimidazione.

Secondo i gruppi Hope not hate e Stand up to racism, che si battono contro l’estremismo, l’iniziativa apparentemente spontanea è stata in realtà organizzata da noti esponenti dell’estrema destra.

Dietro le bandiere

“Siamo in un momento pericoloso”, afferma Lewis Nielsen, un militante antifascista di Stand up to racism. Nel contesto delle crescenti proteste di estrema destra e di una retorica politica che le incoraggia, afferma, “l’operazione ‘Raise the colours’ non ha mai riguardato le bandiere, ha solo voluto incitare razzisti e fascisti a prendere di mira rifugiati e migranti”.

Le proteste del 23 agosto si sono svolte in gran parte senza incidenti. Anche se manifestanti e polizia si sono scontrati a tratti, non ci sono stati i disordini dell’estate scorsa. Ma le comunità di rifugiati e perfino le minoranze ne stanno subendo le conseguenze concrete, che hanno assunto la forma di tanti piccoli ma terrificanti incidenti. A Redcar, nel North Yorkshire, un nero filmato mentre giocava con le sue nipotine bianche ha subìto insulti razziali ed è stato falsamente accusato di pedofilia dopo che il breve video è stato rilanciato online dall’attivista di estrema destra Tommy Robinson. Nella zona est di Belfast, un piccolo gruppo di vigilanti è andato in cerca di uomini dalla pelle scura a cui urlare insulti o chiedere i documenti.

Sul Guardian il direttore generale del Refugee council Enver Solomon ha detto che alcuni banchi alimentari in passato aperti a tutti i bisognosi ora respingono quelli che considerano “stranieri”. Ha anche raccontato di aver visto nel nordest dell’Inghilterra un africano sulla sessantina aggredito da un gruppo di uomini che lo hanno lasciato con un braccio rotto e terrorizzato all’idea di uscire di casa.

Poco tempo prima il leader laburista e primo ministro britannico Keir Starmer aveva dichiarato che servono severe restrizioni all’immigrazione per evitare che la Gran Bretagna diventi un’“isola di stranieri”. Solomon ha scritto: “Chi ha lavorato con i rifugiati per decenni mi dice di non aver mai conosciuto un momento in cui l’ostilità fosse così forte e l’atmosfera così tossica”. Altre organizzazioni benefiche che si occupano di rifugiati hanno dovuto allestire stanze protette o addirittura chiudere i loro centri dopo aver ricevuto minacce di morte e intimidazioni.

Starmer ha poi dichiarato di “essersi profondamente pentito” della frase sull’“isola degli stranieri”, ma non ci sono molti segnali di una vera inversione di rotta. Questa settimana il suo portavoce ha offerto un evidente sostegno all’iniziativa delle bandiere, descrivendo il primo ministro come un “patriota” convinto che le persone debbano “assolutamente” sventolare la bandiera.

Nascosti tra i cespugli

Nel frattempo, la leader conservatrice Kemi Badenoch ha affermato che le donne hanno paura di camminare nei parchi per timore di essere molestate da rifugiati “nascosti tra i cespugli”.

Il ministro ombra Robert Jenrick, considerato un potenziale successore alla guida del partito conservatore, è stato fotografato a raduni contro i migranti dove c’erano noti militanti di estrema destra, e mentre appendeva una bandiera a un lampione in segno di sfida ai consigli comunali “antibritannici” che avevano chiesto di non appendere nulla alle infrastrutture stradali.

Nigel Farage, leader del partito populista Reform Uk, ha esortato a manifestare davanti agli altri hotel che ospitano i nuovi arrivati nel paese.

Paul Jackson, professore di storia dell’università di Northampton che si occupa in particolare dell’estremismo di destra, afferma: “Quello che trovo piuttosto preoccupante è che si sta dando all’estrema destra l’occasione di crescere. Abbiamo visto i politici laburisti sostenere in linea di principio le preoccupazioni di chi protesta davanti agli hotel per migranti, con un atteggiamento da populisti di destra. Sono i populisti del partito Reform Uk che legittimano con forza questi timori. L’arroganza dell’estrema destra e la mancanza di politici dei partiti tradizionali capaci di affrontare in modo diverso le questioni dell’immigrazione sono un fatto preoccupante. Sarebbe bello vedere un po’ più di leadership morale e meno compiacenza”.

Jackson individua diversi fattori alla base di questa situazione, compresa l’ascesa di Donald Trump negli Stati Uniti. Un fattore fondamentale, afferma, è il crollo della fiducia nelle risposte del governo in materia di asilo e migrazione.

“Nell’ultima generazione abbiamo assistito a un crollo di fiducia nelle politiche del governo in materia di immigrazione, e credo che questo sia dovuto in parte all’incapacità dei politici tradizionali di parlare apertamente del problema”.

Una voce sorprendente

Il direttore dell’istituto di ricerca British future Sunder Katwala, che studia gli atteggiamenti del pubblico verso l’immigrazione e l’identità nazionale, sottolinea la mancanza di voci del governo che si oppongano alle proteste.

“Il governo laburista è molto più silenzioso sul razzismo rispetto allo scorso anno, perché non vuole dare l’impressione di criticare persone che hanno preoccupazioni legittime”, afferma. “La destra e il centrosinistra hanno smesso di dettare la linea, e credo che Reform Uk, i conservatori e a volte anche il governo stiano oltrepassando il limite, perché non sono disposti a criticare nessuno, qualunque cosa dica”.

Katwala sottolinea che durante le proteste, per lo più poco affollate, non ci sono stati gli episodi di violenza dell’anno scorso e cita sondaggi in cui la percentuale di persone che provano “molta” empatia per chi attraversa la Manica è abbastanza simile a quella delle persone che ne provano poca o nessuna. In altri sondaggi le percentuali di chi sostiene che il Regno Unito dovrebbe accogliere meno rifugiati sono simili a quelle di chi pensa che ne dovrebbe accogliere di più (secondo YouGov la percentuale di persone favorevoli all’accoglienza è però diminuita rispetto al 2023).

Quattro giorni di follia in Irlanda del Nord
Case incendiate. Scontri con la polizia. Famiglie costrette a scappare. A Ballymena e in altre città nordirlandesi le proteste contro gli stranieri sono sfociate in una violenza brutale.

La politica forse si sta spostando a destra e la voce di chi si oppone all’immigrazione forse è più forte, ma Katwala afferma che “nella società britannica la tendenza a lungo termine a favore dell’accoglienza al di là delle linee di separazione etniche e religiose va prepotentemente in direzione della tolleranza e del liberalismo”, ed è notevolmente più forte che altrove in Europa o negli Stati Uniti.

Nessuna voce è stata più sorprendente su questo tema di quella della famiglia di Bebe King, una delle ragazze uccise a Southport, che ha condannato le azioni “spregevoli” dell’estrema destra “per trarre vantaggio politico dalla nostra tragedia”. Parlando con il Guardian all’inizio di agosto, il nonno di Bebe, Michael Weston King, ha esortato i ministri a riconsiderare l’idea di specificare per legge l’etnia dei sospettati di un reato, definendola “un’evidente sottomissione alle posizioni di Farage e Reform Uk, un fatto estremamente sconfortante, anche se forse non sorprendente”.

Una significativa maggioranza silenziosa è tollerante e accogliente con i rifugiati, afferma Katwala, ma i difetti del sistema di asilo non aiutano: “Il caos non è un bene per chi difende il diritto di asilo. Quindi alla sinistra sicuramente conviene che il governo dimostri di saper fare i controlli necessari mentre accoglie i rifugiati”.

“Credo”, conclude, “che il governo debba davvero affrontare il problema della palese mancanza di controllo nella Manica e negli hotel per migranti. Se non lo farà, ci saranno rischi politici non solo per chi governa, ma anche per il principio che bisogna offrire protezione ai rifugiati”.

(Traduzione di Bruna Tortorella)

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