Il 25 agosto l’esercito israeliano ha condotto un “doppio attacco” contro l’ospedale Nasser di Khan Yunis, nel sud della Striscia di Gaza. Sono morte venti persone, tra cui cinque giornalisti, un funzionario della protezione civile, un medico e vari pazienti. Nel primo attacco è stato ucciso Hussam al Masri, un fotografo che lavorava per l’agenzia Reuters e stava trasmettendo in diretta. Subito dopo l’arrivo di soccorritori e giornalisti, l’esercito ha colpito di nuovo. Sono morti Mohammed Salama, fotografo di Al Jazeera; Mariam Abu Dagga, collaboratrice dell’Associated Press; Moaz Abu Taha, collaboratore della Reuters e dell’Nbc; e Ahmad Abu Aziz, freelance.

Muhammad Eslayeh, collaboratore di Mondoweiss che si trovava lì, ha descritto la scena come “terrificante”. Eslayeh ha spiegato che i giornalisti vanno spesso al quarto piano dell’ospedale per osservare cosa succede a terra e cercare il segnale durante le interruzioni della rete imposte da Israele, suggerendo che probabilmente l’esercito lo sapeva. Eslayeh e Abu Taha erano in un’altra zona dell’edificio al momento del primo raid. “Moaz ha preso la telecamera e il microfono e si è precipitato sul posto. Appena è arrivato, c’è stato il secondo attacco”.

L’esercito israeliano ha ordinato l’apertura di un’indagine e il premier Benjamin Netanyahu ha parlato di un “tragico incidente”. Un rapporto pubblicato ad aprile dal progetto Costs of war della Brown university, negli Stati Uniti, indica che il numero di giornalisti uccisi a Gaza da Israele dal 7 ottobre 2023 è compreso tra 147 e 232, più dei corrispondenti morti nella guerra civile statunitense, nella prima e nella seconda guerra mondiale, nella guerra di Corea, nella guerra del Vietnam e nella guerra in Afghanistan messi insieme. ◆ fg

Tareq S. Hajjaj è il corrispondenteda Gaza di Mondoweiss, un sito specializzato sulla Palestina.

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Questo articolo è uscito sul numero 1629 di Internazionale, a pagina 16. Compra questo numero | Abbonati