Mattia Insolia
La vita giovane
Mondadori, 384 pagine, 20 euro

La vita giovane di Mattia Insolia ha come pretesto il ritorno a casa di Teo, il quasi trentenne che da Milano ricompare nella villetta dei suoi genitori, in un piccolo paese del sud Italia, per il matrimonio di due amici del liceo. Non è forse il cuore del romanzo, ma è la miccia che mette di nuovo in collegamento il gruppo dei sei adolescenti di allora.

Intorno a Teo si ricompone un puzzle di precarietà, trasformazione e sopravvivenza, che Insolia costruisce con una lingua immediata e a tratti cruda, cedendo però talvolta alla nostalgia e ai cliché generazionali. Girano molte canne e si fanno diverse corse in auto (o sarà che io ho sempre avuto quarant’anni). Quando un romanzo contemporaneo supera le 250 pagine, è sempre una questione di struttura: qui la trama si dirama in sottotrame temporali che mettono il presente allo specchio, per osservare il passato nel dettaglio.

Questo bel movimento tra memoria e realtà, tra chi siamo e chi siamo stati, svela il cortocircuito innestato dal diventare grandi. Anche i personaggi emergono attraverso digressioni legate a un indizio – una parola, un gesto, un incontro – che amplia il telaio ma rende il ritmo più macchinoso. È un romanzo sull’amicizia, sui dossi e le buche che s’incontrano mentre si cresce, sulle scosse di assestamento che necessariamente ci devono essere per sopravvivere all’età adulta. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1655 di Internazionale, a pagina 92. Compra questo numero | Abbonati