Ho un problema con l’educazione dei miei figli (due maschi). Credendo che altri sport siano più sani ed educativi non gli ho mai trasmesso la passione per il calcio e non gli ho mai insegnato le regole di base. Questo gli crea problemi quando sono con gli altri bambini, con cui non riescono a giocare se non provando a usare le “nostre” regole di gioco: fantasia, condivisione, rispetto. È ancora presto per l’Italia per affrancarsi da questo sport (nonostante il terzo mondiale da spettatori)? –Tommaso
Per qualunque altro sport fare un corso significa imparare a giocare a quello sport e basta. Fai un corso di pallavolo? Semplicemente giochi a pallavolo. Il calcio invece apre la strada alle convocazioni il sabato, lo stadio la domenica, la partita in tv, l’album di figurine, la maglia della squadra del cuore, il fantacalcio e tutto il resto. Il calcio è un mondo, che non per forza tutti amano. Però è anche solo uno sport
e i tuoi bambini possono benissimo imparare a giocare a pallone in un parco senza dover aderire a tutto l’universo collaterale. In questo non ci trovo nulla di malsano o diseducativo. Ci vuole poco e glielo puoi insegnare anche tu. Comunque fargli fare un gioco che presuppone delle regole non va contro i princìpi di fantasia, condivisione e rispetto che gli insegni tu. Le regole fanno parte della realtà e non sono sempre un male: sono ciò che rende divertente giocare a Monopoli o a nascondino e sono un importante strumento dell’educazione. Non c’è nulla di male a insegnargli a rispettare le regole del gioco.
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Questo articolo è uscito sul numero 1661 di Internazionale, a pagina 16. Compra questo numero | Abbonati




