I libri italiani letti da un corrispondente straniero. Questa settimana Michael Braun, del quotidiano berlinese Die Tageszeitung.

La vita indocile, il titolo del bel libro che raccoglie quattro prose autobiografiche di Luigi Pintor, giornalista nato nel 1925 e morto nel 2003, è molto indovinato: già a diciotto anni l’autore fa parte della resistenza a Roma contro i nazifascisti, è catturato, torturato, condannato a morte. Ma rimane indocile anche dopo la guerra. Giovanissimo diventa giornalista dell’Unità, ma è un comunista eterodosso, poco incline a seguire ciecamente i dogmi del partito. Infatti si schiera con l’ala sinistra del Pci guidata da Pietro Ingrao e nel 1969 è tra i fondatori, cacciati dal partito, del quotidiano il manifesto, per cui scrive fino alla morte. Nei suoi testi Pintor parla molto di queste sue esperienze. Ma i suoi non sono scritti autobiografici in senso classico, non “raccontano” la sua vita in un preciso ordine cronologico. Invece offrono tante istantanee, raccontano singole scene, episodi della sua vita pubblica e anche di quella privata, costellata di molti lutti. Non risparmia riflessioni pungenti, sul mondo e i suoi protagonisti, ma prima di tutto verso se stesso. E dimostra di essere un vero maestro della scrittura: la sua è schietta, essenziale, sintetica, avversa a ogni aggettivo superfluo. Cosa che rende la lettura un vero piacere. ◆

Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it

Questo articolo è uscito sul numero 1629 di Internazionale, a pagina 83. Compra questo numero | Abbonati