Lo schema è sempre lo stesso. Tutto comincia con un’emergenza che stravolge la vita di migliaia di cittadini e poi arriva una risposta insufficiente o tardiva delle amministrazioni pubbliche competenti. A quel punto il rumore avvolge tutto, alimentando caos e senso di smarrimento, con accuse incrociate tra i grandi partiti, scaricabarile e soprattutto notizie false, un fiume di notizie false che scorre incontrollato sui social media e s’insinua nel dibattito politico, nei mezzi d’informazione e nel discorso pubblico.
Una di queste notizie false ha viaggiato in Spagna con la velocità di un proiettile nel bel mezzo della peggiore crisi legata agli incendi degli ultimi trent’anni. Le zone colpite dai roghi sono state indicate come ricche di terre rare dal grande valore per la produzione di dispositivi elettronici. In particolare si diceva che la Cina era molto interessata dopo che Madrid aveva firmato un importante contratto con Huawei. Conclusione complottista: il premier socialista Pedro Sánchez ha lasciato bruciare mezza Spagna per tutelare i propri affari con i cinesi. Online circolano le falsità più assurde: mentre il paese arde e soffre, diventano virali affermazioni false come quelle secondo cui esiste “una rete criminale organizzata” che provoca gli incendi. Naturalmente non può mancare all’appello la negazione del cambiamento climatico. È una situazione identica a quella seguita all’alluvione nella Comunità Valenciana, nell’ottobre 2024, in cui sono morte 228 persone. In quel caso una delle notizie false più emblematiche riguardava il parcheggio di un centro commerciale, dove secondo un esercito di provocatori e presunti giornalisti erano stati ammassati centinaia di cadaveri. Quando la polizia e i servizi di emergenza hanno smentito la notizia, per tutta risposta è stata messa in discussione la credibilità delle forze di sicurezza.
Il risultato è una confusione generalizzata, spesso alimentata anche dalle amministrazioni locali incapaci di rispondere con efficacia all’insoddisfazione dei cittadini. Questo meccanismo crea un terreno fertile per le tesi dell’antipolitica, pietra angolare della propaganda dell’estrema destra. “Lo abbiamo visto con il covid, lo abbiamo visto con l’alluvione e lo vediamo di nuovo ora. Ci sono dei gruppi animati da un chiaro intento politico che approfittano di queste circostanze di crisi per seminare paura e sfiducia nelle istituzioni”, spiega Alberto López Carrión, docente di comunicazione presso l’Università internazionale di Valencia.
È quanto emerge da un suo studio condotto insieme a Germán Llorca-Abad, professore del politecnico di Valencia: “C’è una chiara volontà di screditare il governo centrale e quelli delle autonomie, nel tentativo di insinuare l’esistenza di un fallimento sistemico, di cui queste forze si presentano come unica soluzione”, spiega López Carrión.
Disinformare e distruggere
Molti esperti notano che è soprattutto il Partito popolare (Pp), più o meno coscientemente, a contribuire a una narrazione che favorisce solo l’estrema destra, un fenomeno che si è verificato negli stessi termini in altri paesi europei. Secondo Anna López Ortega, politologa dell’università di Valencia ed esperta di estrema destra in Europa e Spagna, la strategia di opposizione a Pedro Sánchez, basata sul tentativo di sfruttare le catastrofi ambientali, ha un unico beneficiario: “Il Pp gioca la carta della disinformazione, ma in questo modo dà ragione a Vox, il partito di estrema destra, secondo cui le comunità autonome non servono a niente e i politici, in generale, sono del tutto inutili. È un messaggio molto pericoloso”.
Un fiume di notizie false scorre sui social media e s’insinua nel dibattito politico, nei mezzi d’informazione e nel discorso pubblico
La studiosa, che ha appena pubblicato il libro La extrema derecha en Europa, concorda sul fatto che le calamità naturali sono un’occasione ideale per diffondere questo messaggio antipolitico: “Molte persone si sentono abbandonate nel profondo dolore di aver perso tutto. Questo dolore viene strumentalizzato non per costruire qualcosa ma solo per distruggere. L’estrema destra, infatti, si limita a puntare il dito contro dei presunti colpevoli, senza mai proporre soluzioni. I suoi politici sono estremamente abili nell’esacerbare e incanalare la rabbia contro il sistema che dicono di voler rovesciare”, sottolinea López Ortega.
Quasi tutti i sondaggi pubblicati nell’ultimo anno confermano in modo inequivocabile che il principale beneficiario politico della crisi nata durante l’alluvione nella Comunità Valenciana è stato Vox. È il paradosso perfetto: un partito negazionista del cambiamento climatico raccoglie i frutti di una catastrofe che gli esperti collegano al riscaldamento globale. Uno degli ultimi rapporti del Centro de investigaciones sociológicas (dicembre 2024) rileva che il partito di Santiago Abascal è l’unica forza politica che non ha subìto alcuna ripercussione ma addirittura ha aumentato la sua popolarità, confermando che il messaggio dell’estrema destra fa presa sulla popolazione. Secondo l’inchiesta, infatti, il 40 per cento degli intervistati ritiene che i politici siano i principali responsabili dei problemi della Spagna.
Davanti a questa realtà è naturale chiedersi cosa abbia permesso che a trarre vantaggio da un’emergenza ambientale sia un partito negazionista che, tra l’altro, ha votato contro gli aiuti approvati dal governo per la ricostruzione e per sostenere le vittime delle alluvioni. Secondo López Ortega “è in corso una sostituzione della politica con l’antipolitica, e insieme una ridefinizione di ciò che è vero e ciò che è falso. Oggi i cittadini mettono in dubbio la scienza, gli esperti, le fonti d’informazione ufficiali, il governo centrale e quelli delle autonomie. Il problema non è che credono alle bugie, ma qualcosa di peggio. Non credono a niente”, spiega la studiosa. “È il nuovo approccio politico che trionfa in molti paesi, un approccio che fa appello unicamente alle emozioni e limitandosi a indicare un nemico senza offrire soluzioni. È la definizione esatta di antipolitica”.
López Ortega sottolinea che le situazioni di emergenza rappresentano un’opportunità allettante per diffondere con successo questo messaggio. “Il caos è l’habitat ideale: disinformazione da parte dei governi autonomi guidati dal Pp, semplificazione di problemi complessi per creare colpevoli ed esaltazione della rabbia, del malcontento e della disperazione. Immagino che i leader di Vox stiano esultando davanti a questa manna”, conclude l’esperta.
Contro il premier
Tanto nella tragedia della Comunità Valenciana come nell’emergenza degli incendi, il Partito popolare ha messo in atto una chiara strategia basata sul tentativo di incolpare il governo centrale, anche se nelle comunità dove governa avrebbe tutti gli strumenti per gestire crisi del genere. L’obiettivo, in questo caso, è duplice: da un lato il Pp vuole rovesciare Pedro Sánchez, dall’altro cerca di nascondere le proprie responsabilità nella gestione dell’emergenza, che nel caso degli incendi riguardano i tagli ai sistemi di prevenzione o il non aver fatto ricorso alle risorse disponibili. Nel caso dell’alluvione di Valencia sono state chiare le responsabilità di Carlos Mazón, il presidente della Comunità che durante l’emergenza era al ristorante, irraggiungibile.
Come sottolineano diversi sociologi, l’evoluzione dei sondaggi nell’ultimo anno conferma che il leader del Pp, Alberto Núñez Feijóo, non solo non riesce ad arginare la fuga di voti verso Vox, ma sta legittimando il discorso dell’estrema destra in merito al fallimento del sistema e alla mancanza di credibilità delle istituzioni. I sondaggi evidenziano inoltre un secondo elemento cruciale: oggi le tendenze elettorali sono determinate da emozioni come la rabbia e l’insoddisfazione più che da considerazioni razionali. Questo è il motivo per cui l’estrema destra non soffre nonostante abbia avuto innegabili responsabilità nell’emergenza della Comunità Valenciana. E nonostante il suo leader della regione di Castilla y León non abbia nemmeno incontrato i suoi elettori durante tutta l’emergenza degli incendi, preferendo continuare le sue vacanze. Comportamenti che invece hanno penalizzato altre forze politiche.
Accuse strumentali
Così, mentre mezza Spagna è in fiamme, l’estrema destra ha appiccato il fuoco anche al dibattito politico. Santiago Abascal ha parlato di un presunto “terrorismo climatico” come causa degli incendi, mentre il parlamentare europeo Jorge Buxadé ha usato espressioni come “bipartitismo piromane” e “spazzatura globalista”. La portavoce di Vox in parlamento, Pepa Millán, ha certificato sui social media la morte del sistema delle autonomie, nato insieme alla costituzione del 1978: “Le comunità autonome sono un sistema perfetto per evitare le proprie responsabilità”.
A meno di un anno dall’alluvione e alle prese con la crisi degli incendi, il Pp applica lo stesso metodo: puntare il dito contro gli altri per sollevare da ogni responsabilità i propri politici.
Il governo assicura di aver fornito “il cento per cento” delle risorse disponibili alle comunità autonome, a cui spetta il compito di contrastare gli incendi e gestire le emergenze. Sánchez, nel suo intervento del 22 agosto, ha preferito evitare lo scontro diretto con l’opposizione e ha ringraziato tutte le amministrazioni per la loro “generosità”, ma ha anche sottolineato quanto sia urgente aprire un dibattito immediato sulla necessità di “modificare e adeguare” le risorse pubbliche, in modo che le istituzioni siano all’altezza di future emergenze di questo tipo e non cresca il numero di persone che si sentono abbandonate dai governi, amplificando un sentimento che è benzina sul fuoco dell’antipolitica. ◆ as
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Questo articolo è uscito sul numero 1629 di Internazionale, a pagina 28. Compra questo numero | Abbonati