Il 6 gennaio, quando i sostenitori del presidente statunitense Donald Trump hanno fatto irruzione nel Campidoglio a Washington, le già basse aspettative del mondo nei confronti degli Stati Uniti sono crollate. Eppure ci sono delle decisioni immediate che il nuovo presidente Joe Biden potrebbe prendere per migliorare le prospettive del pianeta, e dei paesi in via di sviluppo in particolare. Certo, dopo la presidenza Trump anche gli alleati più stretti hanno dubbi sull’affidabilità degli Stati Uniti. La risposta pasticciata alla pandemia e la carente campagna di vaccinazione hanno rafforzato la percezione che nel paese regni il caos. Con l’insurrezione a Washington quella percezione è diventata realtà. Anche sul fronte economico gli Stati Uniti non sono la potenza che erano una decina d’anni fa, per non parlare di una generazione fa. Se a questo si aggiunge una maggioranza democratica esigua al senato, la capacità dell’amministrazione Biden di fare politiche economiche che abbiano un impatto positivo a livello globale sembrerebbe limitata. Non lo è. Biden non ha bisogno del congresso per portare avanti iniziative del genere.
La prima cosa da fare è dare il via libera alla proposta dell’Organizzazione mondiale del commercio (Wto) di rinunciare temporaneamente ad alcuni vincoli sulla proprietà intellettuale a causa della pandemia. La proposta – lanciata da India e Sudafrica e sostenuta anche da altri paesi in via di sviluppo – ha l’obiettivo di rimuovere le barriere che impediscono di accedere tempestivamente a prodotti sanitari a buon mercato per curare il covid-19. Una misura in linea con le regole della Wto: il cosiddetto Trips (Accordo sugli aspetti commerciali dei diritti di proprietà intellettuale) prevede la concessione di licenze obbligatorie: un governo può costringere i possessori di un brevetto, un copyright o altri diritti di esclusiva a concederne l’uso allo stato o ad altri soggetti. Inoltre il Wto considera le emergenze di sanità pubblica una causa sufficiente, nell’ambito dei Trips, a rilasciare licenze obbligatorie che permetterebbero a un maggior numero di aziende di produrre farmaci essenziali.
Un prezzo più basso per i vaccini contro il covid-19 sarebbe un vantaggio per tutti. Eppure finora gli Stati Uniti lo hanno impedito. L’amministrazione Biden però può cambiare le cose
Un prezzo più basso per i vaccini e i farmaci contro il covid-19 sarebbe un vantaggio per tutti, anche per i paesi più ricchi, i cui conti pubblici sono sotto pressione. Eppure finora gli Stati Uniti hanno bloccato la proposta. Questa mossa va a beneficio di un solo gruppo: le multinazionali farmaceutiche. Queste aziende tra l’altro non devono recuperare dei soldi che hanno speso. I vaccini contro il covid-19 sono stati sviluppati grazie alla ricerca pubblica. Anche con la sospensione temporanea dei diritti di proprietà intellettuale, le aziende che li hanno prodotti farebbero grandi profitti. Consentirgli di mantenere il monopolio dei brevetti sui vaccini prolungherebbe la pandemia in tutto il mondo solo per permettere a poche aziende di riempirsi le tasche. Se invece Biden guiderà le economie avanzate nel sostenere la sospensione temporanea, molte vite umane saranno salvate e la ripresa economica globale sarà più veloce.
Un’altra priorità per Biden dovrebbe essere quella di collaborare con altri paesi per creare un sistema globale che tassi i profitti delle multinazionali. Non sarebbe una cosa difficile. Per prima cosa bisognerebbe fissare una tassa minima del 25 per cento sul reddito delle aziende di tutto il mondo. La quota degli utili di un’azienda tassata in un qualsiasi paese sarebbe stabilita tenendo conto delle vendite locali, dell’occupazione, degli utenti (per le aziende digitali) e del capitale. In questo modo le multinazionali non potrebbero più eludere le tasse spostando i profitti verso giurisdizioni a tassazione più bassa. Quando la Francia ha deciso di tassare i profitti di Facebook, Apple e Google, Trump ha imposto dei dazi di ritorsione, sostenendo che la tassa discriminava le aziende statunitensi. Biden deve adottare l’approccio opposto.
Il nuovo presidente ha già promesso che nel primo giorno del suo mandato gli Stati Uniti aderiranno di nuovo all’accordo di Parigi sul clima, impegnandosi non solo a raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni, ma anche a fornire assistenza finanziaria ai paesi in via di sviluppo. Anche se l’accordo di Parigi ha i suoi limiti, è la nostra migliore speranza per ridurre l’inquinamento. E il ruolo degli Stati Uniti è essenziale al suo funzionamento.
Più di recente, tuttavia, le principali economie mondiali, dalla Cina all’Unione europea, hanno assunto nuovi impegni ambiziosi. Anche le aziende statunitensi hanno cominciato a capire che investire nella transizione ecologica è nel loro interesse. Impegnandosi nuovamente nell’accordo di Parigi, Biden renderà più rapidi i progressi globali per fermare la crisi climatica e darà sostegno alla ripresa economica dopo la pandemia. Speriamo che la sua amministrazione colga rapidamente anche le altre occasioni che le si presenteranno su un piatto d’argento. ◆ ff
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Questo articolo è uscito sul numero 1393 di Internazionale, a pagina 35. Compra questo numero | Abbonati