Di recente un coniglietto ha cominciato ad aggirarsi nel giardino di casa nostra. Ogni tanto rosicchia qualche piantina o se ne sta fermo al sole. Poi scatta in avanti, fa le finte e si apposta tra i cespugli: esplora i limiti del movimento. Una volta l’ho visto fare una curva a una velocità tale da spargere terra e foglie dappertutto.

Se lo avesse fatto un cucciolo umano, di certo sarebbe stato subito richiamato in casa a ripulirsi. Ma per settimane non ho visto adulti intorno a questo coniglietto, il piccolo aveva carta bianca. Sarebbe bello se molti dei bambini che conosco potessero avere la stessa fortuna.

Gli animali selvatici sono i più bravi a muoversi e i cuccioli trascorrono gran parte del loro tempo a giocare, azzuffarsi, saltare e arrampicarsi. A partire dalla nascita, i bambini condividono con loro le stesse potenzialità di movimento sfrenato. Se lasciati liberi probabilmente inciamperebbero da una parte all’altra, come fanno i cagnolini. Ma sempre più spesso non fanno niente di tutto ciò.

Questo dipende in parte dalla tendenza degli esseri umani ad auto-addomesticarsi e dalla struttura della società moderna.

Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, l’81 per cento degli adolescenti nel mondo non fa abbastanza attività fisica, con tassi di sedentarietà che tendono ad aumentare con lo sviluppo economico dei paesi. L’organizzazione non profit Trust for public land denuncia che in alcune città statunitensi fino a due terzi dei bambini non hanno accesso ai giardinetti pubblici che incoraggiano il gioco libero. Un report del Project play dell’Aspen institute, un programma che punta a far crescere la partecipazione alle attività sportive in tutto il paese, afferma che rispetto agli sport organizzati, “il gioco libero di fatto è una cosa del passato”.

Non stare fermi

Ci sono bambini e bambine che non hanno accesso a boschi, campi e altri spazi aperti dove potersi divertire in libertà. Alcuni hanno genitori che gli vietano questo genere di passatempi. Negli Stati Uniti molti adulti tendono a reprimere i giochi movimentati per paura che i figli si facciano male (o che mobili e oggetti si danneggino), o perché le norme sociali impongono di tenere a bada i figli irrequieti in luoghi come sale d’aspetto, metropolitane, negozi, aerei e ristoranti, dove ci si aspetta che i bambini si “comportino bene”. Quell’impulso però rischia di rafforzare l’idea che la sedentarietà sia preferibile in una fase della vita in cui in realtà avremmo bisogno di muoverci.

Gli studi scientifici offrono avvertimenti in abbondanza sulle conseguenze disastrose della pigrizia, e ottime ragioni per cui bambini e bambine dovrebbero poter esplorare il movimento libero. Quelli che lo fanno hanno ossa, muscoli e articolazioni più sane e corrono meno rischi di soffrire di obesità o di altre patologie croniche in futuro. Secondo le ricerche, i bambini attivi sviluppano capacità cognitive migliori, ottengono voti più alti e hanno una maggiore probabilità di restare concentrati su un compito rispetto a quelli che si muovono di meno.

Si tende a reprimere i giochi movimentati per paura che i figli si facciano male o perché le norme sociali impongono di tenerli a bada

Passando in rassegna gli studi sull’argomento, i ricercatori hanno scoperto che i bambini attivi sono più propensi a dire di stare bene. E uno studio pubblicato su The Lancet sull’insorgere della depressione tra i giovani inglesi suggerisce che un aumento della sedentarietà durante l’adolescenza può avere un impatto sulla salute mentale da adulti.

Chi si muove poco durante l’infanzia può pagarlo caro dopo, perché è proprio in questo periodo che il cervello elimina il potenziale non utilizzato. “Una concezione estrema” di questo assottigliamento neurologico sarebbe che “nasciamo equipaggiati per qualsiasi eventualità”, ha scritto il neuroscienziato di Harvard Jeff Lichtmann in un articolo pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences, ma crescendo le connessioni inutilizzate nel cervello si scollegano in modo permanente in un processo noto come potatura sinaptica, lasciandoci con un “sistema nervoso più ristretto”.

Siamo abituati all’idea che un cervello giovane e plastico impari facilmente a parlare mandarino o a suonare il pianoforte. Questo vale anche per le capriole all’indietro, l’equilibrio sulla corda o un tiro veloce con la palla.

Giocare come gli animali

I genitori fanno di tutto per tenere i figli al sicuro, è un aspetto fondamentale del loro ruolo. Tuttavia, impedire ai bambini di affrontare movimenti impegnativi, come correre a tutta velocità giù per un pendio pieno di sassi o arrampicarsi su un albero alto, può avere delle conseguenze. Come mi ha detto Marcus Elliott, medico ed esperto di prevenzione degli infortuni: “La paura che tuo figlio possa farsi male lo priva di qualcosa che non potrà mai recuperare”.

Elliott gestisce il “Peak performance project”, o P3, un laboratorio sul movimento a Santa Barbara, in California, dove si è scoperto che molti atleti (una grande percentuale di giocatori di pallacanestro, football e baseball) rischiano infortuni per carenze nella qualità del movimento. I ricercatori si sono concentrati sui cosiddetti soggetti ad alta versatilità motoria, persone il cui corpo ha una soluzione pronta per quasi tutti i problemi di movimento: possono atterrare indifferentemente su un piede o sull’altro, saltare in qualsiasi direzione e cambiare facilmente verso di corsa. Non sempre sono quelli che saltano più in alto o che scattano più veloci, ma è probabile che giochino a lungo senza infortunarsi.

Ecco perché secondo Elliott i bambini dovrebbero giocare come gli animali: tutti gli adulti ad alta versatilità motoria sono cresciuti giocando liberamente, come quella palla di pelo nel mio giardino.

Per lui la robustezza necessaria a tenere lontani gli infortuni ha poco a che fare con l’esercizio cardiovascolare, la corsa veloce o la capacità di saltare in alto. Riguarda invece la “qualità del movimento”, che sta all’atleticità come la fluidità sta alla lingua. Questo è in linea con un’osservazione del giornalista David Epstein, che nel suo libro Range: why generalists triumph in a specialized world (Versatilità: perché i generalisti trionfano in un mondo specializzato) scrive che gli atleti provenienti da piccoli paesi raggiungono livelli incredibili. Secondo lui, avendo poca scelta, i centri più piccoli hanno bisogno che gli atleti migliori giochino nelle squadre di football, baseball e pallacanestro. Praticare tanti sport diversi potrebbe favorire nelle persone lo sviluppo di un repertorio motorio più ricco.

Per fortuna offrire ai bambini più libertà non costa molto, richiede solo un po’ di creatività. Quasi ogni bambino che viene a casa mia avverte l’irrefrenabile desiderio di scatenarsi su una palla da yoga che abbiamo in soggiorno. La colpisce con il corpo, ci sale sopra facendo Superman, ci lancia contro i fratelli. Molti genitori che assistono a questo comportamento s’innervosiscono, urlano ordini o dichiarano che la palla non si può usare, punto e basta.

Lo capisco: a nessuno piace finire al pronto soccorso. Ma so anche che i bambini che cominciano cadendo poi sviluppano nuove competenze. Quando mio figlio era piccolo ha sviluppato una prodigiosa capacità di appollaiarsi sulla palla a quattro zampe, perfino mentre qualcuno (lo ammetto, ero io) lo scuoteva con forza da una parte all’altra. Adesso che è uno studente di ingegneria alto un metro e ottanta continuiamo ancora a fare questo gioco. Elliott mi ha detto che quando il lavoro lo costringe a passare i fine settimana davanti al computer, propone ai figli delle piccole sfide fisiche: riesci a saltellare sulla gamba sinistra fino a qui e poi superare quell’ostacolo? Riesci a saltare giù da quel davanzale e poi saltarci su di nuovo? Una delle figlie si ricorda che per avere il dolce doveva superare con un salto una vasca enorme in giardino con il piede sinistro. Elliott e i suoi figli si azzuffano come fanno i cuccioli. Così, mi spiega, i bambini imparano a fare movimenti complessi restando al sicuro, per esempio evitando lo spigolo del tavolino in soggiorno.

Tutto questo gioco libero può essere utile quando i bambini cominciano ad affrontare giochi più seri. Molti infortuni sportivi sono provocati da atterraggi scorretti. Nella sua ricerca Elliott ha scoperto che i soggetti ad alta versatilità motoria se la cavano bene perché in appoggio i piedi vanno incontro attivamente al terreno, mentre le caviglie, le ginocchia e i fianchi si flettono in maniera coordinata, probabilmente perché queste persone da piccole hanno praticato spesso il gioco libero.

Gli allenatori del P3 sottopongono gli atleti ad allenamenti estenuanti per padroneggiare la tecnica di atterraggio con lezioni correttive che sembrano avere un impatto enorme. Secondo una ricerca del 2022, l’allenamento per la prevenzione degli infortuni al legamento crociato anteriore, che di solito include atterraggio e movimenti molto rapidi e potenti, ha ridotto la rottura del legamento in media del 64 per cento tra le giovani atlete. Questo dato è in linea con gli studi sulle ballerine di danza classica, che si allenano fin da piccole ad appoggiare i piedi in modo appropriato: possono subire slogature e altri infortuni da sovraccarico, ma rispetto ad altri sportivi mostrano una percentuale molto inferiore di rotture del legamento crociato anteriore.

Eric Leidersdorf, scienziato del movimento e presidente del progetto P3, ha un’esperienza più che decennale nella lettura dei dati sui movimenti degli atleti famosi. Ha anche una figlia di diciotto mesi. Gli ho chiesto se intende applicare le lezioni apprese sul lavoro al suo modo di fare il genitore. “Ma certo”, mi ha risposto. Poi ha usato la parola giocare dieci volte in due minuti. “Spero proprio che esplori il mondo”, mi ha detto Leidersdorf. “Voglio che ami muoversi e che ne tragga gioia”. Conosco un coniglietto che probabilmente lo capirebbe. ◆ gim

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Questo articolo è uscito sul numero 1628 di Internazionale, a pagina 98. Compra questo numero | Abbonati