Una marcia per la Palestina ad Amsterdam, nei Paesi Bassi, 16 agosto 2025. (Mouneb Taim, Middle East Images/Afp)

Fa impressione il meccanismo di rimozione e negazione della realtà compiuto da molte persone su quello che succede a Gaza.

Le dimensioni della strage quotidiana di palestinesi, la devastazione materiale, l’assedio e la carestia usati come armi di guerra, tutto questo è andato talmente oltre ogni limite che l’unico modo per accettarlo, per chi insiste a difendere a tutti i costi le ragioni del governo israeliano, è sostenere che si tratta solo di falsità.

E quindi: le vittime non sono poi così tante, le scuole e gli ospedali non sono stati distrutti, non è vero che i palestinesi sono ridotti alla fame, e se proprio lo sono è colpa di Hamas.

Lo ripete da settimane lo stesso primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu: la carestia a Gaza è una fake news.

In base a questo ragionamento, mentono i giornalisti di tutti i giornali del mondo, dal New York Times a Le Monde, mentono gli operatori umanitari, i medici locali e quelli delle grandi ong, sono false le testimonianze dei palestinesi sopravvissuti, sono manipolate le fotografie e i video che da due anni documentano gli effetti dei bombardamenti israeliani e del blocco degli aiuti, mentre i rapporti degli esperti pubblicati dalle riviste mediche europee indipendenti sono contestabili, come se fossero opinioni e non invece basati su studi seri e approfonditi.

D’altra parte anche a questo servono la decisione del governo israeliano di estrema destra di impedire l’accesso a Gaza ai giornali stranieri e la sistematica uccisione dei giornalisti palestinesi che resistono e si ostinano a lavorare sul campo: a eliminare ogni possibile fonte. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1628 di Internazionale, a pagina 9. Compra questo numero | Abbonati