◆ L’annunciata chiusura della libreria Hoepli, con i suoi 156 anni di storia così legata a quella di Milano, è solo l’ultimo rumoroso esempio di una grave diminuzione delle librerie. Molte altre, soprattutto indipendenti, spariscono in silenzio, semplicemente da un giorno all’altro ci passiamo davanti e troviamo sulla serranda abbassata il cartello “Affittasi”. Il fenomeno, le cui cause sono note e molteplici, si inscrive nel generale depauperamento dei presidi culturali diffusi sul territorio. Sono tante le luci che si spengon o , anche quelle dei cinema. Cosa significa per una comunità o un quartiere la chiusura di una libreria? Come cresce la società senza questi spazi che non sono rivendite di merci qualsiasi? Se vengono a mancare questi luoghi, la formazione dei giovani ricade solo su scuola e famiglia. Ma le famiglie non sono tutte uguali, e così si riproducono nelle nuove generazioni le disparità preesistenti nell’accesso alla cultura. Oppure la si delega a “soggetti” deumanizzati come l’intelligenza artificiale. Mi ricordo l’emozione della mia prima volta in libreria, le persone che sfogliavano libri, ne compravano almeno uno. Mi vergogno a dire quanti anni avevo, troppi. Oggi, liberi di entrarci, lo facciamo poco, assuefatti come siamo. Non le vediamo come patrimonio collettivo. Quanto dispiace a me, alla ragazza che ci è andata a vent’anni.
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Questo articolo è uscito sul numero 1658 di Internazionale, a pagina 14. Compra questo numero | Abbonati




