Ormai da tempo le destre trasversali sono in allarme per la democrazia e mescolano parole loro tradizionali a pallide paroline di sinistra. Esibiscono a petto gonfio grande libertà e grandissimo coraggio. Denunciano lo stato permanente d’emergenza, il regime che avanza, il golpe dietro l’angolo. Difendono la costituzione e arrivano a invocare i venerati padri fondatori, tanto è roba che più che all’Italia rimanda agli Stati Uniti e male non fa. Si preoccupano per l’esautorazione del parlamento e considerano passatista chi ricorda che il loro vero padre fondatore, Mussolini, minacciava di farne bivacco per manipoli. Si sono un po’ indignate quando ­Trump ha trasformato davvero il parlamento del suo paese in un bivacco, ma sono passate in fretta a gridare contro la censura a opera dei miliardari del web che mettono il bavaglio alla libera e coraggiosa voce del popolo, giustamente pronto alla rivolta. Se non riescono a silenziare tatticamente il loro cuore xenofobo, razzista, antisemita, filopadronale, negazionista ad ampio raggio, ducettistico, ultraretorico, borbottano scontente che si esagera, per favore stiamo all’esistente senza ingigantire il pelo nell’uovo, abbiamo studiato a fondo le carte, abbiamo le nostre proposte, siamo pronti a governare l’Italia con chiunque, non per le poltrone – vivremo anzi sempre in piedi e moriremo in piedi – ma per il bene degli italiani.

Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it

Questo articolo è uscito sul numero 1393 di Internazionale, a pagina 12. Compra questo numero | Abbonati