All’1:23 di notte del 26 aprile 1986 il reattore 4 della centrale atomica di Černobyl, nel nord dell’Ucraina, esplose provocando il più grave disastro nucleare della storia, che rilasciò nell’ambiente più di cento diverse sostanze radioattive. Quarant’anni dopo la zona di esclusione stabilita in un raggio di trenta chilometri intorno alla centrale è un ambiente fragile ed esposto a nuovi rischi. Il conflitto tra Russia e Ucraina ha infatti aggravato la situazione, con danni alle infrastrutture di contenimento del reattore e la disseminazione di mine. Allo stesso tempo, l’assenza prolungata degli umani ha trasformato l’area in un laboratorio naturale unico, con diverse specie vegetali e animali che sono tornate a popolarla. Oggi Černobyl offre la possibilità di studiare gli effetti delle radiazioni sugli ecosistemi, testare tecnologie di sicurezza e sviluppare strategie di ripristino ambientale. Se fosse protetta, la zona del disastro potrebbe trasformarsi da simbolo di catastrofe a risorsa scientifica e ambientale. ◆
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Questo articolo è uscito sul numero 1662 di Internazionale, a pagina 102. Compra questo numero | Abbonati