Nonostante tre sconfitte consecutive del suo partito alle urne, l’ultima lo scorso luglio, il primo ministro Shigeru Ishiba non sembra intenzionato a farsi da parte. Alcuni esponenti del Partito liberaldemocratico (Pld), che guida la coalizione di governo insieme al Komeitō, il partito della setta buddista Soka Gakkai, chiedono le sue dimissioni, ma secondo gli ultimi sondaggi il consenso per l’esecutivo di Ishiba è in crescita. Ma un’anatra zoppa come lui al governo, con scarse capacità negoziali e senza una strategia politica, rischia di provocare ulteriori battute d’arresto per il Giappone nel commercio, nella difesa e nella politica estera, scrive East Asia Forum. “L’accordo raggiunto con Washington sui dazi, presentato da Ishiba come una vittoria, in realtà si è poi saputo che non è stato ancora firmato”.
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Questo articolo è uscito sul numero 1629 di Internazionale, a pagina 35. Compra questo numero | Abbonati