Il 25 agosto un video caricato su internet ha mostrato in tempo reale l’attacco israeliano contro l’ospedale Nasser di Khan Yunis, a sud di Gaza. Il ministero della salute di Gaza ha riferito che gli israeliani hanno colpito il quarto piano dell’edificio, per poi prendere di mira i soccorritori arrivati per aiutare le vittime della prima esplosione. Grazie a quelle immagini, abbiamo osservato in diretta un crimine di guerra.

Gli amministratori dell’ospedale Nasser, l’unico ancora in funzione nella zona sud di Gaza, hanno fatto sapere che l’attacco ha provocato la morte di almeno venti persone, tra cui cinque giornalisti e fotoreporter e quattro operatori sanitari. Tra le vittime ci sono Hussam al Masri, fotografo della Reuters, Mohammed Salama, collaboratore di Al Jazeera, e Moaz Abu Taha, giornalista freelance. È stata uccisa anche Mariam Abu Dagga, collaboratrice dell’Associated Press. Com’è possibile giustificare gli attacchi ripetuti contro un ospedale, soprattutto quando il sistema sanitario di Gaza è collassato e il territorio è stravolto da una crisi umanitaria e da una carestia senza precedenti, il tutto mentre il mondo intero osserva inorridito? Come si fa a spiegare l’omicidio dei giornalisti (245 dall’inizio della guerra)? Cos’ha da dire l’esercito israeliano? Il suo portavoce ha fatto sapere che il capo di stato maggiore Eyal Zamir ha ordinato “un’indagine preliminare immediata”, aggiungendo che “l’esercito si rammarica dei danni ai non militanti e assicura che non attacca i giornalisti, ma fa il possibile per minimizzare la loro sofferenza e allo stesso tempo garantire la sicurezza delle truppe”.

È così che funziona: fanno saltare in aria un ospedale, uccidono i giornalisti e poi esprimono rammarico. La strategia di propaganda è trasparente: dato che l’esercito “si rammarica” dell’accaduto, allora non è un crimine di guerra. Ma il suo rammarico non interessa a nessuno, perché gli orrori continuano senza sosta. Se questo è il risultato dello sforzo di ridurre la sofferenza per i non combattenti ed evitare di colpire i giornalisti, allora la situazione è peggiore che mai. L’esercito israeliano mente o cerca di coprire le sue malefatte, o entrambe le cose. E non è la prima volta. Questa guerra deve finire immediatamente. Israele deve riacquistare il senno e abbandonare il suo vergognoso piano di occupare la città di Gaza, firmando un accordo per il rilascio degli ostaggi e il ritiro delle truppe dalla Striscia. L’attacco del 25 agosto deve segnare la conclusione di questa guerra. ◆ as

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Questo articolo è uscito sul numero 1629 di Internazionale, a pagina 15. Compra questo numero | Abbonati