Il 12 agosto il presidente Donald Trump ha ordinato il dispiegamento di 800 soldati della guardia nazionale, il principale corpo di riservisti dell’esercito statunitense, nella capitale Washington. Trump sostiene che l’intervento sia necessario perché la criminalità è fuori controllo. Per lo stesso motivo, con una decisione insolita, ha messo la polizia della città sotto diretto controllo delle autorità federali. I commentatori hanno fatto notare che in realtà la criminalità a Washington è in calo da anni. Finora i soldati e gli agenti federali non hanno compiuto interventi incisivi, limitandosi a pattugliamenti e controlli occasionali. Su Vox Zack Beauchamp ha scritto che “il vero rischio di queste decisioni non riguarda tanto le conseguenze immediate in città ma è il fatto di creare un precedente. Mettere la polizia sotto controllo federale e usare la guardia nazionale come strumento di controllo significa adottare un modello in cui il presidente può superare i limiti della legge. In futuro questo precedente potrebbe essere sfruttato per intimidire oppositori politici, limitare le proteste o i diritti civili, trasformando singoli interventi in strumenti sistematici di repressione, senza violare apertamente la legge ma minacciando la democrazia”. Intanto il governo della città ha fatto causa contro il provvedimento dell’amministrazione Trump.
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Questo articolo è uscito sul numero 1628 di Internazionale, a pagina 35. Compra questo numero | Abbonati