Era un po’ che volevamo tornare nel Marocco degli anni cinquanta insieme a Gabrielle Kaplan, la detective ideata da Melvina Mestre. Complice l’estate, Bons baisers de Tanger è l’occasione ideale. Chi ha familiarità con la serie cominciata con Crépuscule à Casablanca (2023) e proseguita con Sang d’encre à Marrakech (2024) sa già che si tratta d’immersioni nel passato, lontane dai drammi sociali e geopolitici del momento. Ma questo divertente romanzo di spionaggio spiega bene l’eccezionalità di Tangeri. Dal 1945 la città è una zona internazionale (sarà integrata al Marocco solo nel 1956, dopo l’indipendenza, mantenendo uno statuto speciale fino al 1960). Nel 1952, quando Kaplan è contattata dai servizi segreti francesi e costretta suo malgrado a infiltrarsi nella malavita della città, Tangeri è frequentata da contrabbandieri, collaborazionisti in fuga, teppisti di ogni genere. Un romanzo divertente, piacevole da leggere, in cui s’impara molto su un luogo mitico e su un periodo confuso come il primo dopoguerra.
Libération
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Questo articolo è uscito sul numero 1628 di Internazionale, a pagina 83. Compra questo numero | Abbonati