“TikTok e Instagram sono le nuove guide turistiche”, scrive Le Monde a proposito di quanto questi social network – uno dei motori dello straordinario successo del settore dei viaggi cominciato nel 2022 – influenzino sempre più il nostro modo di viaggiare. “In quattro anni i contenuti legati ai viaggi su queste piattaforme sono esplosi: su TikTok si registra un aumento del 410 per cento rispetto al 2021, mentre su Instagram nel 2024 c’erano quasi due milioni di post legati ai viaggi. ‘Quattro cose da fare all’arrivo in Giappone’, ‘La più bella escursione sull’isola di Skye, in Scozia’, ‘Cinque consigli per viaggiare con un budget limitato’, ‘Tre città europee sottovalutate’, ‘Come pagare i voli al miglior prezzo’, ‘I miei indirizzi di ristoranti buoni a Bordeaux’: migliaia di video e foto create sia da viaggiatori sia da influencer o aziende. Ma tutto ciò, oltre a fabbricare nuovi immaginari e rendere il viaggio più accessibile, è tutt’altro che neutrale”, continua Le Monde. “Si tratta, infatti, di contenuti in gran parte creati da aziende, e a volte è molto difficile capire se il viaggiatore autore di un post è stato pagato per pubblicarlo. Secondo un’analisi dell’antropologa Garance Bazin, su un anno di contenuti dei 36 influencer di viaggio francesi più seguiti, in media il 46 per cento delle pubblicazioni era sponsorizzato. Non è un caso: questi contenuti creano una dipendenza molto forte e sono molto più efficaci rispetto ad altri canali nel trasformare i comportamenti. Le foto estetizzanti che dieci anni fa hanno fatto il successo di Instagram ora sono affiancate dai video più grezzi e più personali di TikTok, dove i creatori di contenuti si mostrano di più, dando ai follower un’impressione di sincerità, di autenticità”.
Alcuni influencer di viaggio sfruttano la loro popolarità per passare alla fase successiva e vendere servizi: consulenze di viaggio, creazione di itinerari, prenotazioni di tour.
I social media creano l’effetto “valanga”: alcuni luoghi sovraesposti diventano sovraffollati
Una delle conseguenze di tutto ciò è l’effetto “valanga”: alcuni luoghi sovraesposti diventano sovraffollati. “L’accumulo di video e foto dello stesso luogo rafforza il desiderio di andarci per appartenere allo stesso gruppo sociale. Questi contenuti giocano molto sulla fomo (fear of missing out, paura di perdersi qualcosa) e le bucket list, le liste da spuntare con le cose da vedere”, dice a Le Monde Gérald Stein, dell’agenzia di comunicazione
Leon travel & tourism.
“Il turismo è una pratica imitativa: vogliamo vedere luoghi e fare esperienze già mediatizzati”, spiega al quotidiano francese Saskia Cousin, sociologa dell’università di Nanterre specializzata in turismo. “Ma i social media incrementano questa inclinazione e favoriscono una concentrazione turistica che danneggia gli ecosistemi umani e ambientali: dalle ricadute degli affitti a breve termine sul mercato immobiliare alla sostituzione dei negozi, per non parlare della pressione sulle infrastrutture”.
Un altro aspetto legato al nuovo turismo plasmato dall’algoritmo è che la maggior parte dei contenuti pubblicati dagli influencer di viaggio, dice Cousin, “incoraggia una forma di turismo ad alto impatto ambientale, con una forte impronta carbonica: la spiaggia paradisiaca, le destinazioni lontane, i fine settimana rimbalzando tra le capitali europee grazie ai voli low-cost. Molti, infatti, sono sponsorizzati dalle compagnie aeree. Questo tipo di vacanze non è nuovo ma sta diventando più popolare di prima, mentre dovremmo pensare a un modo diverso di viaggiare”. ◆ jt
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Questo articolo è uscito sul numero 1628 di Internazionale, a pagina 44. Compra questo numero | Abbonati