Il 22 agosto Israele ha minacciato di distruggere la città di Gaza se Hamas non accetterà le sue condizioni per la pace, cioè la liberazione di tutti gli ostaggi e il disarmo.

“Gli assassini e gli stupratori di Hamas vedranno spalancarsi le porte dell’inferno se non accetteranno le nostre condizioni per mettere fine alla guerra”, ha affermato sul social network X il ministro della difesa israeliano Israel Katz.

“In questo caso Gaza diventerà come Rafah o Beit Hanun”, ha aggiunto, riferendosi a due città della Striscia di Gaza rase al suolo dall’esercito israeliano.

La sera del 21 agosto il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu aveva annunciato di aver ordinato dei “negoziati immediati per il rilascio di tutti gli ostaggi e la fine della guerra a condizioni accettabili per Israele”.

Intanto, il 22 agosto le Nazioni Unite hanno proclamato ufficialmente lo stato di carestia nella Striscia di Gaza, avvertendo che 500mila persone si trovano in condizioni “catastrofiche”.

Un rapporto Ipc (Integrated food security phase classification) – messo a punto da un consorzio composto da agenzie specializzate delle Nazioni Unite, istituzioni regionali e ong – ha stabilito che una carestia è in corso nel governatorato della città di Gaza. Secondo il rapporto, potrebbe estendersi ai governatorati di Deir al Balah e Khan Yunis entro la fine di settembre.

“La carestia avrebbe potuto essere evitata senza l’ostruzionismo sistematico di Israele”, ha affermato Tom Fletcher, sottosegretario generale delle Nazioni Unite per gli affari umanitari.

“Sapete chi sta morendo di fame? Gli ostaggi rapiti e torturati da quei barbari di Hamas”, ha dichiarato su X Mike Huckabee, l’ambasciatore statunitense in Israele.

“Forse i terroristi potrebbero condividere con le persone affamate, e in particolare con gli ostaggi israeliani, una parte dei generi alimentari che hanno rubato”, ha aggiunto.

Pur sostenendo di voler negoziare un accordo di cessate il fuoco e liberazione degli ostaggi, Israele, che oggi controlla circa il 75 per cento della Striscia di Gaza, sta intensificando la sua pressione militare. In settimana il governo ha approvato una grande offensiva contro la città di Gaza, la più grande del territorio palestinese, mobilitando altri 60mila riservisti.

Secondo l’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari (Ocha), il rafforzamento dell’offensiva israeliana avrebbe conseguenze terribili per i più di due milioni di abitanti della Striscia, dov’è in corso una catastrofe umanitaria.

Il 18 agosto Hamas aveva accettato una proposta dei mediatori – Egitto, Qatar e Stati Uniti – che secondo fonti palestinesi prevede una tregua di 60 giorni durante la quale gli ostaggi ancora presenti a Gaza (49 in totale, 27 dei quali dichiarati morti dall’esercito israeliano) sarebbero rilasciati in due fasi in cambio della liberazione di centinaia di prigionieri palestinesi.

Almeno 62.192 palestinesi, in grande maggioranza civili, sono morti finora nell’offensiva israeliana nella Striscia di Gaza seguita all’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, secondo i dati del ministero della salute di Hamas, considerati affidabili dalle Nazioni Unite.