I recenti annunci di Donald Trump a proposito della Russia di Vladimir Putin potrebbero essere l’inizio di qualcosa di più importante: un grande gioco diplomatico che coinvolge l’Ucraina, l’Iran, naturalmente la Russia e potenzialmente anche la Cina.
Il presidente statunitense ha fornito alcuni brandelli di informazioni in un lungo messaggio sul social media Truth, destinato a calmare i suoi detrattori nei ranghi del Partito repubblicano dopo la decisione di cancellare alcune sanzioni energetiche nei confronti della Russia. Nel messaggio, in cui attacca ancora una volta Volodymyr Zelenskyj, Trump spiega che sta negoziando la fine della guerra in Ucraina. Non è una novità, ma c’è dell’altro.
Senza alcun motivo apparente, precisa che la Russia ha fatto poco per aiutare l’Iran “rispetto a quello che potrebbe fare”. “Voglio che questa situazione rimanga invariata, e lo sarà se non si immischieranno alcune persone stupide”, scrive il presidente degli Stati Uniti alludendo evidentemente al leader ucraino.
Questa frase ha assunto un significato chiaro il giorno dopo, quando il capo della diplomazia russa Sergej Lavrov, arrivato a Teheran, ha lasciato intendere che potrebbe fare da mediatore tra l’Iran e gli Stati Uniti. La compiacenza di Trump nei confronti del Cremlino diventa quindi più chiara, visto che il presidente fatica a tirarsi fuori dal pantano iraniano.
Non è tutto: un vertice inedito tra Donald Trump, Vladimir Putin e il numero uno cinese Xi Jinping potrebbe svolgersi il mese prossimo in Cina a margine di un incontro tra i paesi dell’Asia e del Pacifico.
Un appuntamento simile ricorderebbe la conferenza di Jalta del febbraio 1945, che riunì il presidente statunitense Franklin D. Roosevelt, il leader sovietico Josip Stalin e il primo ministro britannico Winston Churchill. Nella mitologia del ventesimo secolo, è a Jalta che i vincitori della guerra si sono spartiti il mondo in sfere di influenza, una tesi che ha vita dura nonostante sia stata smentita dagli storici.
Putin ha parlato di un incontro di questo tipo il primo ottobre in occasione di un vertice a Mosca, rispondendo alla domanda del rappresentante di un centro studi cinese. È sembrato un tentativo di tastare il terreno. Il 19 ottobre il Wall Street Journal ha rivelato che Putin ne ha parlato direttamente con Trump durante la loro conversazione telefonica del 9 ottobre. L’ipotesi sta dunque prendendo corpo ed è una notizia di grande rilievo.
Un vertice tra i leader dei tre imperi che oggi vorrebbero spartirsi il mondo non lascia presagire niente di buono, vista la natura dei loro regimi. Soprattutto quando sono in corso due conflitti armati, in Ucraina e Iran. Per il momento siamo ancora nel campo della speculazione, ma i primi passi degli ultimi giorni vanno in direzione delle concessioni statunitensi alla Russia sull’Ucraina, in cambio di un potenziale intervento di Mosca per aiutare Trump a uscire dallo stallo della sua guerra contro l’Iran.
Evidentemente ci sono ancora molte tappe da superare prima di un incontro simile, che potrebbe tenersi tra un mese, al vertice Asia-Pacifico del 18 e 19 novembre a Shenzhen, nel sud della Cina. Prima tra tutte, le elezioni statunitensi di metà mandato del 3 novembre, in cui la probabile sconfitta di Trump potrebbe limitare il suo margine di manovra.
Né l’Ucraina né gli europei sarebbero invitati al vertice, un fatto che dovrebbe preoccuparci, perché come ha giustamente sottolineato il primo ministro canadese Mark Carney, “se non sei seduto al tavolo, allora fai parte del menu”. Il pericolo di una Jalta moderna non va assolutamente sottovalutato.
(Traduzione di Andrea Sparacino)
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