Difficile trovare due uomini più diversi di Donald Trump e Xi Jinping. Il presidente degli Stati Uniti e quello cinese si incontrano in un momento in cui il mondo è destabilizzato dalle guerre, dal prezzo dell’energia fuori controllo e dalla scomparsa dell’idea stessa di una comunità internazionale.

Purtroppo, oggi è evidente che non possiamo fare affidamento sui leader delle due principali potenze mondiali affinché affrontino i problemi globali che colpiscono miliardi di persone, perché Trump e Xi seguono esclusivamente agende autoreferenziale. Noi, ovvero il resto del mondo, non ne facciamo chiaramente parte.

Il 22 settembre all’Onu Trump si è esibito nel suo abituale esercizio di vanagloria, minacce e dichiarazioni che nessuno prende più sul serio, anche perché è impantanato in Medio Oriente e sta distruggendo l’economia mondiale.

Xi, invece, si presenta negli Stati Uniti con la convinzione che sia arrivato il momento della Cina, e non sarà certo lo spettacolo desolante della Casa Bianca a smentirlo. Il presidente cinese manterrà la sua espressione impassibile per dare l’illusione di essere un centro di stabilità nel caos del mondo.

Trump e Xi non hanno la stessa tempistica né le stesse aspettative. Il presidente statunitense ha lo sguardo fisso sulle elezioni di metà mandato (ne ha perfino parlato in occasione del suo discorso all’Onu) e non sa ancora come uscire dal ginepraio mediorientale in cui si è cacciato. Per farlo, di sicuro, ha bisogno della Cina.

Xi ha preoccupazioni ben diverse: vuole approfittare di una fase di calma nella guerra commerciale con gli Stati Uniti per avanzare i suoi pedoni a Taiwan (cercando di impedire che gli Stati Uniti armino l’isola rivendicata) e consolidare la propria posizione in vista dell’inizio del suo quarto mandato alla guida della Cina, a partire dall’anno prossimo.

Il punto in comune tra i due è il bisogno di stabilità. Trump aveva cominciato il suo secondo mandato imponendo dazi pesantissimi alla Cina, per poi incassare un embargo sulle terre rare ed essere costretto a fare marcia indietro. Da allora il governo statunitense tiene in grande considerazione un rapporto di forze che non gli è più favorevole.

Questa stabilità desiderata può essere considerata una buona notizia, ma non possiamo dimenticare che la stabilità, per quanto sia una virtù notevole, non cancella le ambizioni.

Gli scambi di sorrisi nascondono una rivalità feroce: gli Stati Uniti stanno facendo tutto il possibile per impedire alla Cina di superarli tecnologicamente e militarmente, mentre Xi mantiene la rotta sulla riconquista di Taiwan e sull’obiettivo di diventare la prima potenza mondiale. I due leader non amano essere messi in ombra né tanto meno che qualcuno li ostacoli. Trump è animato da una pulsione narcisistica che mostra regolarmente sul suo social media, mentre Xi si considera l’imperatore di una Cina che ritrova il suo splendore passato.

Il resto del mondo, intanto, si riunisce a New York per il vertice dell’Onu, un’istituzione marginalizzata che è diventata lo specchio di un pianeta frammentato. Trump e Xi sono separati da tutto, ma condividono l’ambizione smodata di mettere le mani sul mondo.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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