Nel caos crescente che travolge il mondo, il destino della piccola Moldova non ha molto peso. Eppure il 27 agosto tre leader europei – il presidente francese Emmanuel Macron, il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il primo ministro polacco Donald Tusk – si trovano a Chișinău, capitale moldava, per sostenere il paese e la sua presidente Maia Sandu.
Per comprendere la posta in gioco è necessario guardare una mappa. Nel 1991, con il crollo dell’Unione Sovietica, la Moldova conquista l’indipendenza. Tuttavia, nel giro di pochi anni la ricomposizione dell’Europa crea tre paesi strategicamente “orfani”, stretti in una “zona grigia” tra la Russia in ripresa e gli stati dell’Unione europea e della Nato.
Questi paesi sono la Bielorussia, l’Ucraina e la Moldova. La Bielorussia è ormai un feudo della Russia, con il suo inaffondabile leader Aleksandr Lukašenko che è al potere da trent’anni. L’Ucraina è in guerra dall’invasione russa del 2022. La Moldova e i suoi 2,5 milioni di abitanti, infine, rappresentano un brandello di Europa in una zona estremamente pericolosa.
I tre paesi del triangolo di Weimar – un’alleanza commerciale tra Polonia, Francia e Germania – esprimono un sostegno politico importante alla presidente Sandu. L’occasione è l’anniversario dell’indipendenza, ma la visita arriva soprattutto a un mese dalle elezioni legislative moldave, che si annunciano molto difficili per il partito di Sandu.
La presidente ha scelto chiaramente l’Europa, e il suo paese ha già ricevuto lo status di candidato all’adesione. Ma allo stesso tempo Sandu deve affrontare una serie di oppositori (alcuni legittimi, altri in esilio e molto attivi dall’estero) che fanno il gioco della Russia e vogliono fermare il cammino della Moldova verso l’Unione. I servizi segreti moldavi denunciano che gli oligarchi vicini a Putin stanno comprando enormi quantità di voti, e segnalano campagne di disinformazione sui social media, in particolare su TikTok, come nella vicina Romania. Si tratta di un tentativo di destabilizzazione in piena regola di un paese già amputato di una parte del suo territorio, la Transnistria, che si è proclamata indipendente e ospita un contingente russo.
L’Europa può aiutare la Moldova in questo momento di crisi. Il paese è stato collegato alla rete elettrica europea, una manovra per attenuare il ricatto a cui è sottoposto dalla Gazprom, l’azienda di stato russa dell’energia.
“Abbiamo i mezzi per resistere alla Russia”, garantiscono a Parigi. Potremmo essere portati a crederci, considerando che si tratta di un paese piccolo che non è in guerra come l’Ucraina. Ma è precisamente questa la difficoltà delle “guerre ibride” come quella condotta dalla Russia: sono difficili da contrastare, soprattutto quando si vogliono rispettare le regole democratiche. Il test delle elezioni del 28 settembre sarà decisivo, con il rischio di una replica del voto contestato che lo scorso inverno in Georgia, poco più a sud, ha portato al potere un partito filorusso.
Il paradosso è che gli europei decisi a difendere la Moldova non sono in gran forma: la Francia si trova sull’orlo di una crisi politica, la Polonia vive una coabitazione difficile ai vertici del potere e la Germania ha un cancelliere debole. Dalla prospettiva di Mosca, non c’è motivo di fare un passo indietro davanti a una preda facile come la Moldova, nonostante Sandu e i suoi amici europei.
(Traduzione di Andrea Sparacino)
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