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Due giorni nella vita di due persone innamorate. Il primo, quando tutto comincia, e l’ultimo, quando ci si lascia. A chi legge, la possibilità di immaginare cosa è successo in mezzo. In questa puntata: Géraldine, 49 anni.
Il primo giorno
“Mio marito si è innamorato di un’altra donna. Anni di matrimonio minacciati da un’altra persona: per uscire da questa crisi, proviamo il poliamore, cioè quell’etica delle relazioni amorose secondo cui i partner possono amare più persone contemporaneamente, in modo trasparente. Mi ha dato molto: ho riflettuto sulla mia dipendenza affettiva e mi sono innamorata di nuovo di mio marito, ho capito che non c’è solo la casa da comprare, il figlio da crescere o il mutuo da pagare.
In quanto ‘mono’ – così si definiscono i sostenitori della monogamia, al contrario dei ‘poli’ – sono molto gelosa. Decido quindi di provare anch’io il poliamore: mi iscrivo su un sito di incontri specificando che sono sposata, ma aperta ad altre relazioni. Mio marito sa tutto, è il mio migliore amico, l’ho perfino incontrato su questo stesso sito. È buffo: secondo l’algoritmo della piattaforma abbiamo un basso tasso di compatibilità.
Mi attira il profilo di un uomo, sembra gentile, la sua foto è cordiale. ‘Ciao’, gli scrivo in maniere un po’ goffa. Apprezza il fatto che sia stata io a fare il primo passo. Anche lui è sposato, e si definisce un ‘poliprincipiante’. La sua coppia è in crisi, sua moglie si è innamorata di un altro uomo. Ci accordiamo per un caffè. Nel frattempo, però, gli racconto che vado a una conferenza sull’abitare condiviso in un noto bar della comunità poliamorosa. ‘Non ho niente da fare, posso venire?’, mi chiede. La cosa mi spiazza un po’, i piani non erano questi; avrei preferito cominciare con un tête-à-tête, è più rassicurante.
Arriva in anticipo. Non assomiglia per niente alle persone che di solito mi attraggono: è molto alto, io sono bassa; è borghese, io ho un’estrazione popolare; è magro e rigido, io sono formosa e caraibica. Tutto in lui rivela il suo ambiente, tanto il lavoro che fa quanto gli oggetti che ha. Sono disorientata, faccio fatica a farmi un’opinione; do sempre una chance a tutti, ma lui è decisamente lontano dai miei soliti gusti.
Alla conferenza le sedie sono attaccate l’una all’altra e lui si siede molto vicino a me. Mi parla come se ci conoscessimo da tempo. Non mi sento molto a mio agio. Sul tragitto verso la metropolitana lo trovo un po’ troppo impositivo. Arrivata a casa, mio marito mi aspetta: gli racconto di un appuntamento deludente, di una persona che non mi è piaciuta.
Mi richiama, ci provo un po’, per essere sicura. ‘Ti piacciono le donne formose? Non è un problema se non sono il tuo tipo, mi è già capitato’. Grazie al poliamore conosco le mie fragilità, la delusione degli uomini quando mi scoprono fisicamente, quindi preferisco mettere le mani avanti. ‘È vero che sei più formosa delle donne che frequento di solito’, mi spiega. ‘Se vuoi possiamo fermarci qui, non è un problema’, gli rispondo.
Ma lui insiste, trova che abbiamo comunque avuto un buon feeling e che vale la pena rivedersi. Mi propone una cena in un posto più intimo e mi chiede se deve prenotare un albergo per dopo. Gli rispondo: ‘Perché no’. Nel peggiore dei casi, passerò la notte a dormire.
La cena è un giovedì, ho messo un vestito più carino rispetto ai jeans del primo appuntamento. Mi sono data da fare. Lui è di nuovo in anticipo, mi aspetta all’uscita della metropolitana. Salgo la scala mobile e lo scorgo. Mi aspetta e sorride in un modo che sembra dire: ‘Può funzionare’. La cosa mi fa piacere. A tavola mi fa ridere, è meno rigido di quanto sembri. Mi propone di fotografare la sua carta d’identità e di mandarla a mio marito: la cosa è piuttosto originale, e mi piace. Mio marito mi scrive: ‘Passa una bella serata’. Tutti sono tranquilli.
La serata continua in un albergo elegante, passiamo una notte fantastica. Mi parla di sua moglie, dei suoi problemi di coppia, della mancanza d’amore che colma tra le mie braccia. Non mi faccio troppi problemi sul mio fisico; mi aspettavo di dover compensare sessualmente, di dover giustificare i miei chili di troppo con un’iperattività sessuale. Ma no. Stiamo bene, è facile e naturale”.
L’ultimo giorno
“Mi ha chiesto di conoscere mio marito. Mi fa piacere che s’incontrino, che veda nostro figlio. La mia auto si rompe, così viene da noi e ci aiuta a sceglierne una nuova. Sono sul divano e osservo mio marito e la mia seconda relazione immersi a parlare di automobili, chiacchierano come due amici e io li guardo commossa da questa felicità poliamorosa.
Organizziamo una serata a casa con tutti i nostri amici ‘poli’, e lo invito un po’ per fargli un regalo, per permettergli di scoprire il nostro mondo. Sono indaffarata a gestire il tutto: la cucina, i bicchieri degli ospiti, a controllare che tutti si divertano. Intanto lui si avvicina sempre di più a una mia amica. Ne ha il diritto, ovviamente, è il principio della libertà relazionale, ma dentro di me sento salire un dolore, mi sento lontana da lui. Cerco di parlargli, mi risponde a malapena, non esisto più, mi dimentica e se ne va con la mia amica senza salutarmi. ‘Non si fa, mi avete rovinato la serata, è irrispettoso’, ho scritto poi a entrambi.
Lui la prende male, la vede come possessività. Gli faccio poi una dichiarazione d’amore, una lunga poesia per dirgli tutto ciò che mi dà, che mi ha restituito la femminilità, che mi permette di vivere la coppia poliamorosa che sognavo, che è come mio marito, allo stesso livello – provo gli stessi forti sentimenti per entrambi. Mio marito ha letto la poesia prima che gliela dessi, l’ha trovata troppo sdolcinata, troppo romantica, troppo infantile. Il mio secondo compagno, invece, la interpreta come un tentativo di controllo, e si allontana ancora di più.
Soffro per questa storia, la mia famiglia mi vede deperire, passare ore a letto, fare fatica ad alzarmi e parlare solo di lui. Ne parlo con mio figlio per spiegargli la situazione, che papà e mamma sono poliamorosi, e che la mamma si è innamorata di qualcuno che la ama di meno. Mio figlio mi augura soprattutto di stare meglio.
Prendo il telefono e lo chiamo per dirgli che non voglio vederlo per un po’, che il suo atteggiamento mi fa più male che bene. Passa l’estate, viene a cena da noi come amico, mi chiama ‘tesoro’ per tutta la serata. Alla fine ci mettiamo a parlare, mi spiega che ha incontrato una persona, che è tornato ‘mono’. Era solo un poliamoroso di passaggio, si era servito di quel concetto per cercare di riparare il rapporto con sua moglie. Poi ha divorziato e ha ripreso una relazione tradizionale con un’altra.
Per lui sono stata solo una specie di prova. Avrei voluto che questa relazione durasse più a lungo, ma avevo troppe aspettative. Mio marito mi ha aiutato a superare la rottura: io sono un po’ ingenua, lui mi ha spiegato quello che faticavo tanto a capire, e cioè che il poliamore non protegge dalle ferite d’amore”.
(Traduzione di Andrea De Ritis)
Amore che vieni, amore che vai è una serie del quotidiano francese Le Monde che racconta il primo e l’ultimo giorno di una storia d’amore. Qui ci sono tutte le puntate.
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