Israele sta cambiando la realtà nella Cisgiordania occupata a un ritmo senza precedenti. A marzo, il gabinetto di sicurezza israeliano ha approvato in segreto la creazione di 34 nuovi insediamenti. La notizia è stata resa pubblica il 9 aprile. È la “più grande espansione coloniale mai vista” da parte di Israele, ha affermato Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati.
Prima che l’attuale governo salisse al potere nel 2022, secondo il gruppo israeliano Peace Now c’erano 127 insediamenti israeliani riconosciuti in Cisgiordania. I nuovi 34 si aggiungerebbero ai 68 già autorizzati dall’esecutivo. Secondo Haaretz, nove dei 34 insediamenti sono avamposti che saranno legalizzati, due verranno espansi e tre saranno separati da altri già esistenti. I restanti venti costituiranno nuove colonie riservate esclusivamente agli ebrei. Otto saranno costruiti su terreni palestinesi privati.
Priorità del governo
Mentre tutti gli insediamenti israeliani in Cisgiordania e sulle alture del Golan siriane sono illegali secondo il diritto internazionale e considerati un crimine di guerra, quelli che Israele definisce “avamposti” sono illegali anche per la legge israeliana. Spesso nascono da un piccolo gruppo di coloni più estremisti che si radunano in una zona con strutture e roulotte. Nel tempo, il governo estende le infrastrutture di base aprendo la strada al loro riconoscimento ufficiale.
Sei dei nuovi insediamenti sorgeranno nell’area di Jenin, uno in quella di Tulkarem. I campi profughi in queste città nel nord della Cisgiordania sono stati spopolati da quando Israele ha avviato una grande operazione militare nel gennaio 2025. Haaretz sottolinea che tutto è in linea con un piano per attirare i coloni promosso dal consiglio regionale di Samaria, un’autorità locale legata ai coloni. Il fatto di trovarsi in mezzo a villaggi palestinesi richiederà una maggiore presenza militare e potrebbe portare a un aumento della violenza e a sfollamenti forzati.
◆ Un rapporto pubblicato il 20 aprile 2026 dal West Bank protection consortium, un gruppo di organizzazioni umanitarie internazionali, denuncia che i soldati e i coloni israeliani usano la violenza di genere e molestie e aggressioni sessuali contro donne, uomini e bambini palestinesi, con l’obiettivo di allontanarli dalle loro terre. I ricercatori hanno registrato sedici casi di violenza sessualizzata – tra cui nudità forzata, perquisizioni fisiche invasive ed esposizione dei genitali – negli ultimi tre anni. Un dato che potrebbe essere sottostimato a causa della vergogna e dello stigma che colpiscono le vittime.
L’espansione degli insediamenti è una priorità per il governo israeliano. Il consiglio superiore di pianificazione – che promuove l’espansione degli insediamenti in Cisgiordania – si è riunito ogni settimana per portare avanti questa politica e dall’inizio del 2025 ha approvato la costruzione di quasi 28mila unità abitative. L’iter burocratico è facilitato da una modifica introdotta nel giugno 2023, che ha eliminato il requisito dell’autorizzazione del ministro della difesa. A dicembre il governo ha stanziato circa 915 milioni di dollari per lo sviluppo degli insediamenti nei prossimi cinque anni. Questo succede in un contesto di crescente violenza dei coloni. Finora nel 2026 sono stati uccisi almeno 37 palestinesi in Cisgiordania, di cui dieci dai coloni. L’anno scorso l’attività di insediamento israeliana e l’intensificarsi delle aggressioni hanno spinto più di 36mila palestinesi a lasciare le loro case. Gli esperti dell’Onu in materia di diritti umani l’hanno definita una forma di pulizia etnica e l’hanno collegata all’enorme crimine analogo commesso a Gaza.
Che si tratti di annessione di fatto o riconosciuta legalmente, l’obiettivo israeliano è sempre stato lo stesso. La logica alla base del sionismo, come per qualsiasi movimento coloniale, è l’espansione degli insediamenti e la cacciata della popolazione indigena per sostituirla con dei coloni. Ogni fronte israeliano, a Gaza, in Cisgiordania o altrove, è radicato in quell’obiettivo. ◆ dl
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Questo articolo è uscito sul numero 1662 di Internazionale, a pagina 24. Compra questo numero | Abbonati