Il costo occulto, in termini d’insicurezza geopolitica, delle fonti fossili è diventato evidente ancora una volta con la guerra in Iran. Se il 20 per cento del petrolio trasportato via mare passa per uno stretto controllato da un paese in mano a una dittatura religiosa, la geografia diventa un’arma in caso di guerra. E noi ci scopriamo indifesi. Ma molti dimenticano che le fonti fossili hanno altri costi nascosti: secondo il Fondo monetario internazionale (Fmi), in tutto il mondo i carburanti che derivano da fonti fossili nel 2024 hanno ricevuto sussidi per 725 miliardi di dollari. Nel 2022 la cifra era di 1.400 miliardi. La buona notizia è che si è quasi dimezzata in quattro anni; quella cattiva è che i sussidi hanno distorto il dibattito sulle scelte energetiche, climatiche e geopolitiche. Se petrolio e gas sembrano economici, di riflesso le fonti rinnovabili sono care e poco utili. Ci sono poi sussidi impliciti, perché le fonti fossili non sono tassate abbastanza da compensare i danni che causano con l’inquinamento.

L’Fmi stima che i sussidi impliciti valgono 6.700 miliardi di dollari. Quando sentite qualcuno dire che bisogna essere pragmatici, soprattutto in tempo di crisi, e non accelerare la transizione ecologica, sappiate che questa scelta è molto più costosa di quanto sembra. E che a pagare siete sempre voi. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1660 di Internazionale, a pagina 94. Compra questo numero | Abbonati