Andrea Esposito
Innocenza
Ponte alle Grazie, 208 pagine, 18 euro

Caterina torna in Calabria, in un posto sperduto tra i boschi della Sila, per andare dal padre invecchiato e delirante. Trova invece il cadavere di un uomo, un turista in vacanza con la moglie Agata e il figlio Christian. Il padre di Caterina e il bambino sono spariti, e la polizia si mette sulle tracce di teorie di complotti, vaccini, pedofili e satanisti che infestavano la casa dell’anziano. L’ambientazione noir è resa attraverso una narrazione che segue i personaggi mentre attraversano il paesaggio: l’inquadratura è stretta, offusca e taglia fuori i contorni. Il discorso diretto libero e la punteggiatura minimalista contribuiscono ad abbattere il confine tra focalizzazione interna ed esterna, tra verità e abbaglio. Caterina, per dimostrare l’innocenza del padre, si addentra fra i sentieri della memoria e della montagna, e a lei si unisce Agata. Nell’incespicare delle due donne, si sgretola il senso di realtà o, meglio, si disarticola per mostrare a Caterina che non è null’altro da quel che appare. L’assenza di questa soglia viene replicata anche nel passaggio brusco dei punti di vista, che invece non convincono. Esposito costruisce un romanzo che aggancia e veicola il desiderio di arrivare fino alla fine di questa strana storia. Lascia alle ultime pagine una sensazione d’inafferrabile che, più che alla natura del male, sembra far riferimento alla casualità della vita. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1668 di Internazionale, a pagina 84. Compra questo numero | Abbonati