Il mio nome è spesso storpiato da chi m’invita su qualche palco e da chi mi presenta (che talvolta non sa dire molto altro del romanzo, se non che è “sulla migrazione”). Mi chiedo quando questo non succederà più. Qualcuno avrà mai storpiato il nome di Viet Thanh Nguyen (Pulitzer) o di Shehan Karunatilaka (Booker)? E quello di Ama Ata Aidoo (Commonwealth)? Sicuramente no. Non perché più facile da pronunciare o perché più popolare, ma per una certa provincialità culturale. Non a caso, a parlare del libro di Aidoo, in inglese, al MiuMiu literary club, curato da Olga Campofreda, sono Wayétu Moore (il cui romanzo I draghi, il gigante, le donne è il primo che ho recensito su questa rubrica), Gloria Wekker e Francesca Marciano. Restituiscono complessità a un titolo che potrebbe essere pure un invito, e che utilizza la cornice del romanzo femminile per esplorare colonialismo, identità femminili, divorzio, femminismi nelle società africane. Cambiare racconta la storia di Esi mentre naviga le relazioni (religiose, monogame e poligame), la violenza di quelle in una delle scene più disturbanti che mi sia capitato di leggere, e il lavoro. Lo fa inserendone la traiettoria di vita dentro il Ghana post-indipendenza, dove le esistenze delle donne sono influenzate da strutture che resistono ai cambiamenti politici e alle vicende storiche. Un classico della letteratura globale. ◆
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Questo articolo è uscito sul numero 1663 di Internazionale, a pagina 84. Compra questo numero | Abbonati





