Dopo aver letto Il cardellino di Donna Tartt nel 2013, mi venne spontaneo pensare che nasciamo postmoderni e moriamo dickensiani. Un aforisma banale da Twitter che un po’ riecheggia l’odioso nascere comunisti per morire fascisti. Non sempre però la ricerca di una forma più rotonda per accompagnare chi ci legge o ci ascolta significa rinunciare completamente all’impulso della ricerca per un ripiegamento conservatore. Anzi, la maggior parte delle opere s’innesta su sfumature intermedie. Dickensiani sta per questo: il gusto della lingua e della storia in un orizzonte di accessibilità anche anagrafica, di un piacere che passa attraverso generazioni diverse con problemi diversi. Che c’entra il nuovo disco di Tutti Fenomeni? Arrivato al terzo album, stavolta prodotto da Giorgio Poi, con Lunedì capita a tratti di ritrovare i sentimenti di uno dei libri più belli di questa stagione letteraria, L’invenzione del colore di Christian Raimo, che si gioca tutto sullo sguardo intento a identificare forme e oggetti in una stanza priva di luce. Sfumature intermedie del colore e della canzone (tra la forma libera del rap e la tradizione del cantautorato), abbozzo ironico e dolente, un’intelligenza sociologica che non si mette mai troppo in mezzo, Roma, l’amore che ti fa vecchio: problemi diversi per generazioni diverse, ma il desiderio di passare ad altro di Giorgio Quarzo Guarascio è evidente, e per fortuna gli riesce. La forma rotonda sarà la più semplice per i bambini, ma riprodurre la felicità di quella scoperta è già una gran cosa. Su questo, Dickens deve aver avuto ragione. ◆
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Questo articolo è uscito sul numero 1650 di Internazionale, a pagina 84. Compra questo numero | Abbonati




