Il polo nord è il punto in cima al nostro pianeta dove l’asse di rotazione terrestre incontra la superficie. Non è un luogo. A differenza del polo sud, si trova al centro di un oceano di ghiaccio in costante movimento. Non ha longitudine, poiché tutte le linee convergono lì, e non ha neanche il fuso orario. Il polo nord, scrive l’esploratore norvegese Erling Kagge, “è come un quadro astratto, liberato da ogni forma”. È proprio per la sua assenza fisica, sostiene, che ha esercitato un tale potere sul nostro immaginario. Il merito di questo libro avvincente e ampio è quello di presentare il polo nord in tutte le sue sfaccettature, non solo come punto geografico cercato da generazioni di esploratori ma anche come sogno, mito e specchio. L’8 marzo 1990 Kagge partì con gli sci dall’isola di Ellesmere, in Canada, accompagnato dall’esploratore norvegese Børge Ousland. Trascinavano slitte da 120 chili e si nutrivano di fiocchi d’avena, latte e carne secca. L’unica lettura che Kagge aveva con sé era il Vangelo, “con l’idea di portare un libro che contenesse il maggior numero possibile di pensieri per grammo”. La temperatura si aggirava intorno ai 50 gradi sotto zero. I resoconti della spedizione si alternano alla narrazione principale del libro che ricostruisce i tentativi dell’umanità di raggiungere il polo nord, sia fisicamente sia con l’immaginazione. Combinando erudizione ed esperienza personale, Kagge sviluppa quella che si potrebbe definire una filosofia del polo nord.
Mark Nayler, Times Literary Supplement
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Questo articolo è uscito sul numero 1629 di Internazionale, a pagina 83. Compra questo numero | Abbonati