Cercando lo zen a Kyoto
◆ Ho letto l’articolo di copertina sul turismo (Internazionale 1628) durante gli ultimi giorni di vacanza in Giappone. Descrive in modo perfetto la sensazione che io e mia moglie abbiamo provato a Kyoto, a Nara e in altri posti, dove abbiamo camminato per le campagne tra templi abbandonati e foreste di bambù per non rimanere tra persone interessate solo alla foto da mettere sui social. Non credo che ci sia qualcosa di sbagliato nel turismo, è un modo per dimostrare apprezzamento per un paese e una cultura, ma il turismo social lo trovo sconvolgente, irreale e irrispettoso. Dopo vari giri abbiamo scelto di trascorrere gli ultimi giorni a Tokyo perché almeno qui, tra il caos generale è più facile evitare quella sensazione di turismo eccessivo e si può percepire la vera natura di questa megalopoli nel 2025: un’ordinata superfolla di persone, strade senza traffico in una città con più di 30 milioni di abitanti, pulizia e zero spazzatura in giro, la passione per il mondo dei manga e tante altre particolarità. Abbiamo anche trovato alcune feste locali di quartiere e per rispetto abbiamo fatto la cosa migliore: ce ne siamo andati.
Francesco
◆ Tutti siamo turisti: non conosco persone che non vadano in vacanza. Quasi tutti siamo turisti ignoranti e impreparati. A Venezia la maggior parte dei visitatori si ferma sul ponte di Rialto, in piazza San Marco, nelle calli in cui si può mangiare il gelato. Sono più rare le visite in chiese e musei. Analogamente, tanto per fare un esempio, al Louvre ci sono centinaia di persone davanti allaGioconda e poche che guardano la Vergine delle rocce. Quante ore di storia dell’arte ci vorrebbero per trasformare dei turisti ciechi in turisti vedenti? Quelle della scuola italiana sono troppo poche.
Emilio Cagnoni
Pride
◆ Ho appena finito di ascoltare il podcast Pride (internazionale.it) tra le lacrime, i brividi e l’adrenalina. Grazie per la bellezza della vostra voce, che mi è rimasta in testa come guida e pungolo. Grazie perché mi sento sempre più parte di una grande famiglia (e come vorrei abbracciarvi!), anche se vivo nella provincia della provincia della provincia veneta e fatico ancora a incontrare altre persone gay. Grazie per questa esperienza gigantesca e liberante che avete raccontato e per le altre persone a cui avete affidato il racconto. Ho pianto sentendo la storia di Alfredo Ormando e ascoltando le parole di Sylvia Rivera. Ho insultato politici e vertici della chiesa e mi sono riconosciuto in questo grande e generale bisogno di verità e giustizia.
Francesco
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Questo articolo è uscito sul numero 1629 di Internazionale, a pagina 12. Compra questo numero | Abbonati