L’insicurezza alimentare
Integrated food security phase classification

◆ Dopo mesi di avvertimenti delle organizzazioni umanitarie, il 22 agosto 2025 le Nazioni Unite hanno dichiarato ufficialmente che nella Striscia di Gaza c’è la carestia. Il rapporto del comitato dell’Integrated food security phase classification (Ipc, uno strumento sviluppato dall’Onu per valutare la gravità delle crisi alimentari), ha confermato per la prima volta che nel governatorato di Gaza (che corrisponde al 20 per cento del territorio palestinese e comprende la città omonima) è stata raggiunta la fase 5, cioè la carestia. I governatorati di Khan Yunis (29,5 per cento del territorio) e di Deir al Balah (16,5 per cento) si trovano nella fase 4, ossia “emergenza”, ma secondo le proiezioni potrebbero passare alla successiva entro la fine di settembre. La situazione nel governatorato di Gaza Nord è ritenuta altrettanto grave – se non peggiore – di quella a Gaza, ma non rientra nell’analisi dell’Ipc perché non ci sono dati sufficienti. È escluso anche il governatorato di Rafah, perché è considerato ormai spopolato. Il governo israeliano ha respinto le conclusioni dell’Ipc e lo ha accusato di aver alterato i parametri per poter dichiarare lo scenario peggiore.


La situazione nella Striscia
Integrated food security phase classification

◆ Oggi la carestia riguarda 500mila persone, che si trovano in condizioni “catastrofiche”, caratterizzate da “fame, indigenza e morte”, si legge nel rapporto dell’Ipc. Nel prossimo mese potrebbe toccare 641mila persone, quasi un terzo della popolazione, mentre i palestinesi in condizioni di “emergenza”, oggi 1,07 milioni, potrebbero diventare 1,14 milioni. Questa carestia, aggiungono gli esperti, è “interamente causata dagli esseri umani” e può essere “fermata e invertita”. Ma “è una corsa contro il tempo” e si sta diffondendo rapidamente. Quindi non è il momento “del dibattito e dell’esitazione” e non dovrebbe esserci nessun dubbio che “è necessaria una risposta immediata e adeguata”, perché “qualsiasi ulteriore ritardo, anche di pochi giorni, comporterà un aumento del tutto inaccettabile della mortalità”. L’Ipc si rivolge alla comunità internazionale con un appello: “È un imperativo morale e umanitario mobilitare la politica per fornire aiuti in conformità con i princìpi umanitari, mettere fine al conflitto, garantire protezione e ripristinare gli standard di vita di base per tutte le persone, in particolare per le categorie vulnerabili”.


Sostegno limitato
Coordination of Government Activities in the Territories

◆ Dall’inizio della sua offensiva militare nella Striscia di Gaza il 7 ottobre 2023, Israele ha impedito in modo più o meno drastico la distribuzione degli aiuti nel territorio palestinese. Prima di rompere unilateralmente la tregua con Hamas il 18 marzo 2025, ha imposto un blocco totale: dal 1 marzo al 19 maggio non sono entrati generi alimentari e le scorte della Striscia si sono esaurite. Di fronte alla pressione internazionale, a fine maggio Israele ha autorizzato un ingresso molto ridotto di aiuti umanitari, che è stato esteso alla fine di luglio. Negli ultimi due mesi in media sono entrati nella Striscia 160 camion di aiuti al giorno, mentre secondo l’Onu ce ne vorrebbero almeno seicento. Alcuni paesi della regione e alcuni stati occidentali hanno anche ripreso la consegna degli aiuti aerei, un metodo che le organizzazioni umanitarie considerano meno efficace e più costoso della distribuzione via terra. Secondo le Nazioni Unite, 1.760 palestinesi sono stati uccisi mentre cercavano di procurarsi gli aiuti, la maggior parte nei pressi dei siti gestiti dalla Gaza humanitarian foundation, sostenuta da Israele e Stati Uniti e criticata dalle organizzazioni internazionali.


Il totale delle morti per malnutrizione e fame
Fonte: Ministero della salute palestinese

◆ Secondo i dati del ministero della sanità di Gaza, verificati dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), i decessi per malnutrizione e fame sono in forte aumento nella Striscia di Gaza. Nei primi sette mesi del 2025 sono stati 89, mentre solo ad agosto sono stati 138, con 25 minorenni. L’Ipc ha avvertito che senza un cessate il fuoco e una distribuzione degli aiuti, 132mila bambini sotto i cinque anni rischiano di morire a causa della malnutrizione entro giugno del 2026.


I bambini in guerra
Bambini con malnutrizione acuta sotto i cinque anni a Gaza, percentuale, 2025 (Famine review committee)

◆ Circa il 16 per cento dei bambini a Gaza è colpito da malnutrizione acuta. Uno degli indicatori usati dall’Ipc per misurare la malnutrizione acuta è la circonferenza del braccio dei bambini sotto i cinque anni.

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Questo articolo è uscito sul numero 1629 di Internazionale, a pagina 23. Compra questo numero | Abbonati