Il 31 marzo gli Stati Uniti e Israele hanno condotto massicci bombardamenti sull’Iran, dopo che il presidente statunitense Donald Trump aveva ripetuto le sue minacce contro Teheran nel caso in cui i colloqui in corso non producano risultati “in tempi rapidi”.

Entrata ormai nel suo secondo mese, la guerra in Medio Oriente, che sta scuotendo l’economia mondiale e ha già causato migliaia di morti, non accenna a placarsi.

“I prossimi giorni saranno decisivi”, ha affermato il 31 marzo il segretario della difesa statunitense Pete Hegseth, aggiungendo che i colloqui con l’Iran “si stanno intensificando”.

Lo stesso giorno Teheran ha riferito che un impianto di desalinizzazione iraniano è stato colpito e messo fuori uso sull’isola di Qeshm, nello stretto di Hormuz, senza chiarire quando.

Il giorno prima Trump aveva minacciato di colpire questi impianti, ma anche le centrali elettriche, i pozzi petroliferi e l’isola di Kharg, che ospita il più grande terminal petrolifero dell’Iran, evocando perfino un’operazione di terra per conquistarla.

Il 31 marzo Trump ha dichiarato che “gli Stati Uniti non sono disposti ad aiutare” i paesi il cui approvvigionamento di petrolio dipende dalla libertà di navigazione nello stretto di Hormuz, bloccato dall’Iran in risposta all’offensiva statunitense e israeliana.

“Ho un consiglio per i paesi che non hanno più cherosene a causa del blocco dello stretto di Hormuz, come il Regno Unito, che ha rifiutato di partecipare alla decapitazione dell’Iran: compratelo negli Stati Uniti, dove ce n’è parecchio, oppure trovate il coraggio, anche se in ritardo, di raggiungere lo stretto per PRENDERVELO”, ha scritto sul suo social network Truth Social.

“Dovete imparare a difendervi da soli, gli Stati Uniti non ci saranno più per voi, come voi non ci siete stati per noi. L’Iran è sostanzialmente distrutto. Il grosso del lavoro è fatto. Andate a prendervi il vostro petrolio!”, ha concluso.

In precedenza Trump aveva più volte sottolineato che per gli Stati Uniti – che producono gran parte del petrolio che consumano e che importano il resto principalmente dal Canada e dal Messico – la riapertura dello stretto di Hormuz non è essenziale.

Non è così per molti paesi asiatici, che stanno affrontando una grave crisi energetica.

Anche negli Stati Uniti, però, cominciano a sentirsi gli effetti dell’aumento dei prezzi del petrolio.

Nelle ultime ventiquattro’ore sono stati colpiti “siti militari” a Isfahan, nel centro dell’Iran, ha dichiarato un funzionario locale citato dall’agenzia di stampa Fars.

Il governo iraniano ha invece riferito che un’azienda farmaceutica produttrice anche di farmaci contro il cancro è stata colpita a Teheran.

Nella capitale sono state segnalate varie esplosioni e interruzioni di elettricità.

L’Iran ha invece lanciato dei missili in direzione d’Israele. I soccorritori israeliani hanno riferito di otto feriti nella regione di Tel Aviv.

Anche a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, e nella capitale saudita Riyadh sono state segnalate esplosioni, mentre una petroliera kuwaitiana è stata colpita da un drone.

Secondo il Wall Street Journal, Trump avrebbe dichiarato ai suoi consiglieri di essere pronto a mettere fine molto presto all’offensiva militare statunitense contro l’Iran, sottolineando che per ottenere la riapertura dello stretto di Hormuz ci vorrebbe troppo tempo, ben oltre la durata prevista di quattro-sei settimane.

I mezzi d’informazione statali dell’Iran hanno invece riferito che una commissione parlamentare iraniana ha approvato un progetto di legge che prevede l’imposizione di diritti di passaggio alle navi in transito attraverso lo stretto, con un divieto assoluto per gli Stati Uniti e Israele.