Più di due miliardi di persone non hanno ancora un accesso sicuro all’acqua potabile, secondo un rapporto delle Nazioni Unite pubblicato il 26 agosto, che esprime preoccupazione per i progressi troppo lenti.
Secondo il rapporto, messo a punto dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e dal Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia (Unicef), nel 2024 una persona su quattro nel mondo non ha avuto un accesso sicuro all’acqua potabile, mentre più di cento milioni di persone dipendevano ancora dalle acque di superficie, provenienti per esempio da fiumi, stagni e canali.
I ritardi nell’attuazione del programma Wash (Water, sanitation and hygiene) espongono miliardi di persone a un maggiore rischio di malattie.
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Secondo le due agenzie delle Nazioni Unite, l’obiettivo dell’accesso universale all’acqua entro il 2030 è ancora molto lontano e, anzi, sta diventando “sempre più irrealistico”.
“L’accesso all’acqua potabile non è un privilegio ma un diritto umano fondamentale”, ha dichiarato Rüdiger Krech, responsabile dell’Oms per l’ambiente e il cambiamento climatico. “Dobbiamo accelerare le nostre azioni, soprattutto per le comunità più emarginate”.
Gli autori del rapporto hanno fissato cinque livelli di accesso all’acqua potabile.
Il livello più alto, “gestione sicura”, corrisponde a una situazione in cui l’accesso è disponibile e privo di contaminazione fecale o chimica.
I quattro livelli successivi sono “di base” (accesso sicuro in meno di 30 minuti), “limitato” (accesso sicuro con tempi più lunghi), “poco sicuro” (da pozzi o sorgenti non protette) e “acque di superficie”.
Dal 2015 più di 960 milioni di persone hanno ottenuto un accesso sicuro all’acqua potabile, con un aumento dal 68 al 74 per cento del totale, secondo il rapporto.
Dei 2,1 miliardi di persone che non hanno ancora un accesso sicuro, 106 milioni dipendono dalle acque di superficie, con una riduzione di 61 milioni in un decennio.
Il numero degli stati che hanno eliminato l’uso delle acque di superficie per scopi alimentari è passato da 142 a 154.
Gli stati in cui l’accesso all’acqua potabile non è ancora garantito sono concentrati soprattutto in Africa.