Al Jazeera ha annunciato la morte di cinque dei suoi giornalisti in un attacco israeliano nella Striscia di Gaza, tra cui uno molto noto ai telespettatori del canale panarabo. L’esercito israeliano ha ammesso di aver preso di mira l’uomo, definendolo un “terrorista”.

Mentre il governo israeliano vuole portare a termine il suo piano di occupazione del territorio palestinese, devastato e affamato da ventidue mesi di guerra, l’emittente con sede in Qatar ha parlato di “un attacco israeliano mirato” contro una tenda usata dai suoi giornalisti nella città di Gaza, fuori dall’ospedale Al Shifa.

Al Jazeera ha annunciato la morte dei suoi corrispondenti Anas al Sharif e Mohammed Qreiqeh, nonché dei cameraman Ibrahim Zaher, Mohammed Noufal e Moamen Aliwa.

I loro nomi si aggiungono alla lista di quasi duecento giornalisti uccisi nella guerra scatenata in rappresaglia per il sanguinoso attacco del movimento palestinese Hamas del 7 ottobre 2023, secondo Reporter senza frontiere. Anas al Sharif, 28 anni, era uno dei volti più noti tra i corrispondenti che quotidianamente seguono il conflitto a Gaza.

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L’esercito israeliano ha confermato di averlo preso di mira, definendolo un “terrorista” che “si spacciava per giornalista”. Era “il capo di una cellula terroristica all’interno dell’organizzazione terroristica di Hamas ed era responsabile della preparazione di attacchi missilistici contro civili e truppe israeliane”, si legge su Telegram.

Nei suoi ultimi messaggi pubblicati domenica su X, Anas al Sharif ha segnalato “intensi” bombardamenti israeliani sul territorio palestinese e ha pubblicato un breve video che mostrava gli attacchi sulla città di Gaza.

L’11 agosto è stato pubblicato sul suo account un testo postumo, scritto dal giornalista ad aprile in caso di sua morte, in cui invita a “non dimenticare Gaza”. A luglio il Comitato per la protezione dei giornalisti (Cpj), che ha sede negli Stati Uniti, ha accusato l’esercito israeliano di aver condotto una “campagna diffamatoria” contro il giornalista, presentandolo nei post online come membro di Hamas.

“La prassi israeliana di etichettare i giornalisti come militanti, senza fornire prove credibili solleva seri dubbi sulle sue intenzioni e sul suo rispetto per la libertà di stampa”, ha denunciato Sara Qudah, direttrice regionale dell’organizzazione con sede a New York il 10 agosto.

“I giornalisti sono civili e non dovrebbero mai essere presi di mira. I responsabili di queste uccisioni devono essere ritenuti responsabili”, ha aggiunto in una dichiarazione.

Israele aveva già deciso nel maggio 2024 di vietare ad Al Jazeera di trasmettere nel paese e di chiudere i suoi uffici, in seguito di un conflitto di lunga data tra l’emittente e il governo del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, che si è inasprito durante la guerra in corso nella Striscia di Gaza.

L’esercito israeliano ha ripetutamente accusato i giornalisti dell’emittente di essere “agenti terroristi” a Gaza affiliati ad Hamas. Più in generale, alla stampa internazionale non è stato permesso di operare nel territorio palestinese dall’inizio del conflitto.

Solo pochi organi di stampa accuratamente selezionati sono entrati nel paese, inquadrati nell’esercito israeliano e i loro reportage sono soggetti a una rigida censura militare. La stampa internazionale si affida ai giornalisti e ai corrispondenti locali, che hanno pagato un prezzo elevato nel conflitto.

Il 10 agosto Benjamin Netanyahu ha dichiarato di aver ordinato all’esercito di consentire a un maggior numero di giornalisti internazionali di lavorare sotto il suo controllo nella Striscia di Gaza.

Nella stessa conferenza stampa, il primo ministro israeliano ha giustificato il nuovo piano operativo dell’esercito, che prevede l’occupazione della città di Gaza e che ha presentato come il “modo migliore per porre fine alla guerra”.

Netanyahu sta subendo forti pressioni, sia all’interno di Israele per la sorte dei 49 ostaggi ancora detenuti da Hamas, sia all’estero per mettere fine all’operazione militare, dove oltre due milioni di palestinesi assediati sono minacciati da una “carestia diffusa”, secondo l’Onu.

Netanyahu ha assicurato che, secondo il nuovo piano militare, Israele “permetterà innanzitutto alla popolazione civile di lasciare in sicurezza le zone di combattimento verso aree sicure designate”, dove “saranno forniti loro cibo, acqua e cure mediche in abbondanza”.

Ha promesso “corridoi protetti” e “l’aumento del numero di siti di distribuzione degli aiuti della Ghf” (una fondazione privata sostenuta da Stati Uniti e Israele), nonché “lanci aerei”.

In una riunione d’emergenza del consiglio di sicurezza, il sottosegretario generale delle Nazioni Unite Miroslav Jenca ha messo in guardia contro piani che rischiano di innescare “una nuova calamità” con gravi conseguenze regionali.