Avvertenza. Il linguaggio di questa rubrica è diretto ed esplicito.

Sono una donna eterosessuale di trentun anni, sposata da nove. Fa’ i conti: io e mio marito ci siamo sposati subito dopo l’università. Come te, ho avuto un’educazione cattolica, ed essendo prima una ragazza e poi una donna, mi sono state imposte tutte quelle stronzate sulla cultura della purezza. Nel corso degli anni sono arrivata a rifiutare tutte le credenze con cui ero cresciuta. Non ho mai sgarrato e oggi provo pena per la me giovane perché mi sono persa tutte le esperienze formative – sessuali e non – che avrei dovuto fare da adolescente e da ventenne. Mi sento menomata. Mi è stata inculcata a forza l’idea che, se avessi fatto sesso prima del matrimonio, me ne sarei pentita amaramente. Invece quello di cui mi pento è di non aver fatto sesso con gli uomini gentili e amorevoli che ho frequentato prima di mio marito.

Più o meno da un anno a questa parte, mi è venuta la curiosità di sperimentare di più, insieme ad alcuni desideri molto confusi. Mi chiedo come sarebbe avere altri partner sessuali e come sarebbe oggi uscire con qualcuno. Ne ho parlato con mio marito e lui è d’accordo con me che si tratta di sentimenti normali, date la mia/nostra educazione così rigida e la mancanza di esperienza, ma alla fine ha liquidato il tutto con un’alzata di spalle. In fin dei conti, dice, non possiamo tornare indietro nel tempo e sposarci più in là o avere partner diversi, eccetera. Non riesco a immaginare che sia disponibile a un modello di relazione diverso da quello che abbiamo attualmente, cioè la monogamia convenzionale. Il mio confuso desiderio non ha avuto altro sfogo fino a poco tempo fa, quando mi sono presa una cotta tremenda per un collega. Abbiamo cominciato a flirtare, ma anche lui è impegnato, perciò quest’attrazione non può avere alcuno sbocco. Non mi sentivo così da prima di sposarmi. L’intesa fra me e quest’uomo è da capogiro.

Dan, cosa faccio se voglio sperimentare altro, ma non riesco a metterlo a fuoco? Se voglio esperienze che non sono possibili all’interno del mio matrimonio, le mie uniche due scelte sono quella di reprimere quei desideri oppure quella di andarmene, il che significherebbe perdere una relazione solidissima in cambio, forse, di niente?

–Grass Is Getting Greener Every Day

Non hai solo due scelte, Gigged, ma quattro.

La prima è chiedere. Penserai di aver già chiesto a tuo marito il permesso di scoparti altri uomini, Gigged, ma se lui è stato capace di liquidare i tuoi timori con un’alzata di spalle, insomma, vuol dire che non sei riuscita a comunicargli esattamente cosa gli stavi chiedendo. E se non riesci a immaginare che sia disponibile a un “modello” diverso da quello pattuito al momento di sposarvi, è perché non gli hai fatto una domanda diretta su altri modelli possibili. Altrimenti non dovresti provare a immaginarlo: lo sapresti. Come molte persone sposate che vogliono aprire la coppia, hai formulato una richiesta vaga per poterti tirare indietro nel caso lui avesse reagito con rabbia o sdegno, e volevi poter negare di aver mai chiesto qualcosa. Quindi chiedigli direttamente: possiamo aprire la coppia? Se lui ti stupisce con un sì, otterrai la libertà che cerchi senza dover rinunciare al marito che ami. Se dice di no…

La seconda è andarsene. Questo significa perdere tuo marito – e ad alcuni è bastato chiedere di aprire la coppia per mandare in pezzi il matrimonio – ma anche se perdi lui, Gigged, non resterai con un pugno di mosche. Avrai la tua libertà. Che non è garanzia di felicità presente o futura, ovvio, ma è comunque più di niente. Non hai parlato di figli – cosa che cambierebbe radicalmente il calcolo – e divorziare è un gran casino e fa male con o senza figli, ma sei ancora giovane. E se di colpo ti ritrovassi giovane e single, potresti rituffarti nella mischia e recuperare tutto il tempo e i cazzi perduti.

La terza è tradire. Questo è il consiglio che farà incazzare tutti, ma lo metto sul piatto perché è una cosa che la gente fa, e perché in alcuni casi – non il tuo, stando a quel che dici, ma in certi sì – tradire è il male minore per tutte le parti in causa, compresa la persona tradita. Però è una scommessa rischiosissima: potresti farti beccare subito, mandare all’aria il tuo matrimonio e passare per cattiva, o potresti farla franca ma passare il resto dei tuoi giorni con quella spada di Damocle appesa sopra la testa. C’è chi riesce a portare avanti tresche e a farla franca, e chi no. C’è chi impara a convivere con lo stress di quel segreto e chi crolla sotto il peso.

La quarta è reprimere. In pratica, rassegnarti. Ripeterti che il matrimonio va bene così, che tuo marito ti basta, e che sei disposta a passare i cinquant’anni che ti separano dalla tomba senza mai fare sesso con nessun altro. È la via più facile, quella che decide di prendere la maggior parte delle persone sposate, monogame e sessualmente infelici; è anche quella che fingono di prendere molte persone infedeli che l’hanno fatta franca (per la cronaca: non tutte le persone sposate e monogame sono sessualmente infelici). Ma è anche quella che ha più probabilità di far marcire il tuo matrimonio da dentro – molto lentamente – con l’accumularsi dei tuoi rancori nel corso degli anni. Quasi tutti quelli che finiscono per tradire hanno provato a rassegnarsi.

Nessuna di queste scelte è perfetta. Tutte hanno dei costi. Ma è inutile fingere di avere solo la scelta tra reprimere o andarsene.

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Illustrazione di Francesca Ghermandi

Sono un uomo di quarant’anni eterosessuale e sposato. Lo scorso weekend ho preso un ingresso giornaliero per un circolo nudista della mia zona, di quelli con le famiglie, il laghetto, i kayak, i campi da tennis, insomma hai presente. Ero in missione esplorativa per capire se fosse il genere di posto che può interessare a mia moglie (è stato divertente!). Si sono dimostrati tutti molto carini e accoglienti, ma nelle conversazioni ho sempre fatto in modo di accennare a mia moglie e ai miei figli, soprattutto con le donne: mi è sembrato che facesse filare tutto in maniera più liscia, dato che ero un maschio non accompagnato. A un certo punto però, mi si è avvicinato un altro uomo solo, sui cinquanta, e si è messo a parlarmi. Ho capito abbastanza in fretta che stava flirtando. Nessun problema, ci mancherebbe, la gente lo fa! Poi però ho fatto un’allusione a mia moglie, quasi senza pensarci, perché era tutto il giorno che ne parlavo, e a quel punto lui ha troncato la conversazione di colpo e se n’è andato.

Io mi sono sentito in colpa. Credo che lui l’abbia interpretato come un mio modo di comunicargli la mia eterosessualità e invece non era mia intenzione. O almenonon gli stavo comunicando nulla che non avessi già comunicato a tutti gli altri nel corso di quella giornata. Esiste un buon modo per far capire discretamente a un uomo che sono etero, quindi non interessato, senza dargli l’impressione di volermi sfilare dalla conversazione solo perché lui è gay e io no? E il consiglio che mi daresti cambia nel caso in cui io e l’altro tizio siamo entrambi nudi?

–Needs Understanding Dan’s Evaluation

Ti stai facendo paranoie inutili. In un ambiente nudista misto – con etero e queer, giovani e vecchi, gente venuta per giocare a tennis o andare in kayak nuda – ogni tanto ti si avvicineranno uomini a cui interessa il tuo cazzo. Perciò, a meno di tatuarti in fronte “ETERO” (Pete Hogseth conosce un tatuatore che sarebbe felice di provvedere), ti capiteranno brevi scambi con maschi gay attratti dal tuo uccello.

Dunque, finora ti è capitata solo una conversazione che è terminata bruscamente, Nude, e a meno che quel tizio fosse uno di quegli stronzi invadenti convinti che il tuo cazzo gli spetti solo perché ci hanno messo gli occhi addosso – e i suddetti stronzi invadenti non fanno una gran figura e non sono i benvenuti nei circoli nudisti – dubito che lui l’abbia presa sul personale quando hai nominato tua moglie. Sperava che tu fossi gay, ha capito che non lo eri ed è passato oltre. Con ogni probabilità hai parlato con altri uomini gay senza neppure accorgertene, o perché stavano solo facendo conversazione senza cercare di infilarsi nelle tue mutande invisibili (e quindi hanno continuato a chiacchierare con te anche dopo che avevi sganciato la bomba-moglie) o perché stavano cercando di infilarcisi ma sono rimasti, anche dopo aver capito che sei etero, perché gli piaceva la conversazione.

Detto questo, non ti serve una stretta di mano segreta, una strizzatina d’occhio discreta o un tatuaggio atroce per far capire alla gente chi sei. Ti servono solo la disponibilità a conversare e la capacità di inserire nel flusso della conversazione qualche dettaglio interessante sul tuo conto. Questo consiglio è valido sempre, che tu sia col pisello all’aria al circolo nudista o che indossi una tuta di lattice al locale per feticisti o uno smoking al matrimonio del tuo migliore amico.

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Sono un maschio cis semietero trentenne. Ho da poco dichiarato alla mia fidanzata che mi piace il cazzo ma non mi piacciono i maschi. È una cosa con cui faccio i conti da tempo, visto che da un bel po’ mi guardo porno di donne trans. Non ho mai messo in pratica questo kink, ma quando l’ho confidato alla mia fidanzata – specificando che sarei disposto a provare giochi anali – lei è stata eccezionalmente comprensiva. Non sarebbe potuta andare meglio di così. La questione più spinosa da affrontare è stata quella dell’identità e di come definirla. Sì, la sessualità è uno spettro, e alla fine non ha importanza, purché non si faccia del male a chi non ne vuole ricevere. Ma sento comunque di aver bisogno di un termine per definirmi. Bisessuale non mi si addice. La sigla che hai coniato tu, IDNBD (into dick but not dude)__, è quasi uno scioglilingua. Queer è comodo perché inclusivo, ma potrebbe significare letteralmente qualsiasi cosa.

Semietero non è male, come pure eteroflessibile, direi. Io però ho coniato una parola che ti vorrei sottoporre: enamisessuale. La prima metà viene dalla parola greca ενάμιση (enamisi), che significa “uno e mezzo”. Con questo non voglio suggerire che le donne trans non siano donne o che siano persone a metà. Le donne trans sono donne – non voglio offendere nessuno – ma la presenza di un pene è un fattore differenziale, un componente aggiuntivo (non negativo!). Io mi colloco da qualche parte fra il polo etero e quello bisessuale, un comodo 1,5. Enamisessuale!

Magari prenderà piede o magari no. Ma vale la pena provare!

–Seriously Entertaining More Intimacy

Quando si conia una nuova parola zozza – e io ai miei tempi ne ho coniate una serie (pegging, semimonogamo, tolleamoroso, eccetera) – deve indicare qualcosa che non ha ancora un nome, la persona media deve essere in grado di pronunciarla, e deve essere incisiva e memorabile. Ma soprattutto, Semi, non può ricordare il suono di una parola già esistente. Perciò, anche se il termine “enamisessuale” è ingegnoso, e anche se la tua spiegazione etimologica è ottima, non credo che prenderà piede. Perché esistono già parole che descrivono gli uomini come te (“etero”, “eteroflessibile”, “fallofilo”) e, a meno di non pronunciare quelle vocali come un attore shakespeariano che deve farsi sentire anche dalla piccionaia – “enAmIsessuale” –, quasi tutti penseranno che tu abbia detto enema, cioè clistere.

Ora, i clisteri sono un kink rispettabilissimo, intendiamoci, ma non è una passione altrettanto diffusa di quella per i cazzi, Semi, e la maggior parte delle persone non si tratterrà abbastanza a lungo da permetterti di chiarire cosa volevi dire. Il che significa che la tua nuova parola zozza avrà l’effetto opposto a quello desiderato: non ti procurerà dei cazzi, semmai li farà scappare via.

Perciò credo che ti convenga continuare a usare etero, semietero o eteroflessibile. A chi ti ha appena conosciuto dovrai spiegare che tipo specifico di etero/semietero/eteroflessibile sei, ma è sempre meglio di dover spiegare – ripetutamente – che non sei interessato ai clisteri.

(Traduzione di Francesco Graziosi)

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