Il lancio aereo in una zona di conflitto è “il meno efficace dei metodi di distribuzione” degli aiuti umanitari. Fu questa la conclusione categorica a cui giunse lo stato maggiore dell’esercito statunitense dopo una massiccia campagna di questo tipo condotta nella primavera del 1991 nel nord dell’Iraq.

Centinaia di migliaia di curdi erano fuggiti sulle montagne al confine con la Turchia per sfuggire alla repressione del regime di Saddam Hussein. Stati Uniti, Regno Unito e Francia avevano imposto una no-fly zone all’aviazione irachena nell’estremo nord del paese. Ma i lanci aerei provocarono numerose vittime civili: ci fu chi morì schiacciato dalle casse, si verificarono risse sanguinose per accaparrarsi gli aiuti, e diversi carichi andarono perduti in zone dove c’erano delle mine.

I militari sul campo protestarono contro un’operazione considerata più mediatica che efficace, e ottennero di poter consegnare gli aiuti attraverso gli elicotteri. Era ancora solo una soluzione provvisoria, in attesa che i convogli di camion garantissero finalmente un’azione umanitaria degna di questo nome.

Il fallimento dei lanci di aiuti nel nord dell’Iraq fu così clamoroso che un simile metodo su larga scala è stato escluso per più di trent’anni. Ci è voluta la determinazione di Israele a usare gli aiuti come strumento di pressione sulla popolazione di Gaza, in violazione dei principi fondamentali del diritto internazionale umanitario, perché operazioni di questo tipo tornassero a essere un’opzione.

Nel febbraio 2024 quattro mesi di bombardamenti israeliani senza precedenti, seguiti da un’offensiva terrestre di una violenza anch’essa inedita, hanno provocato una terribile carestia nella città di Gaza e nel nord della Striscia. Un sacco di farina da 25 chili era arrivato a costare mille dollari. E così il 29 febbraio 2024 si è consumato il cosiddetto massacro della farina: 118 persone sono morte, uccise dall’esercito israeliano, schiacciate dai carri armati o calpestate nel panico di una distribuzione di aiuti diventata incubo.

L’allora presidente degli Stati Uniti Joe Biden si era impegnato a garantire un “massiccio aumento degli aiuti umanitari inviati ogni giorno a Gaza”. Tuttavia, è stato incapace di far cedere il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, che si è rifiutato di riaprire i valichi per accedere nella Striscia, nonostante le pressioni di tutte le organizzazioni umanitarie. L’esercito statunitense ha cominciato allora una campagna di lanci aerei, con tonnellate di aiuti paracadutati in poche settimane.

Tuttavia, la quantità di aiuti arrivati a destinazione è stata quantificata nell’equivalente di una quarantina di camion di aiuti in un mese, mentre le Nazioni Unite chiedevano il ripristino del flusso quotidiano di almeno cinquecento camion di aiuti, com’era stato stato fino all’ottobre 2023, prima dell’inizio della guerra scatenata da Hamas.

Regno Unito, Francia, Giordania e Spagna si sono uniti comunque a questa campagna di lanci aerei, dal valore più mediatico che operativo. E pazienza se l’8 marzo 2024 un aereo degli Emirati Arabi Uniti ha lanciato una cassa di aiuti che, a causa di un paracadute difettoso, ha ucciso cinque palestinesi.

L’inefficacia di questa strategia era così evidente che gli Stati Uniti hanno fatto ricorso a un altro palliativo: la distribuzione di aiuti umanitari via mare, usando un molo temporaneo costruito in cooperazione con l’esercito israeliano. Il fallimento è stato altrettanto clamoroso.

Il 12 giugno 2024 le Nazioni Unite hanno annunciato che almeno 32 persone, tra cui 28 bambini sotto i cinque anni, sono morte di fame nella Striscia di Gaza. Di fatto, l’offensiva israeliana su Rafah ha chiuso l’ultimo valico con l’Egitto, consegnando l’intera popolazione stremata all’arbitrio dell’occupante. Le poche decine di camion ammesse ogni giorno, nell’estate e nell’autunno 2024, sono state regolarmente saccheggiate da gruppi criminali al soldo di Israele. Solo durante la tregua dal 19 gennaio al 2 marzo 2025 è stato ristabilito un flusso regolare di camion che trasportavano aiuti.

Donald Trump, succeduto a Biden alla Casa Bianca, ha sostenuto la ripresa dell’offensiva israeliana. Le Nazioni Unite e le organizzazioni umanitarie sono ormai escluse dalla distribuzione degli aiuti, affidata a una fondazione sostenuta dagli Stati Uniti e da Israele. Le distribuzioni sono degenerate regolarmente in carneficine, spingendo qualcuno a usare il nome Hunger games per definirle.

Tuttavia, la recente diffusione di immagini scioccanti e testimonianze schiaccianti sulla fame a Gaza ha costretto Israele ad allentare leggermente la stretta. Il numero di camion ammessi resta comunque ben al di sotto del minimo per una popolazione letteralmente allo stremo. Come nel marzo 2024 i lanci aerei effettuati da Giordania, Emirati Arabi Uniti, Regno Unito, Francia e Germania sono più un alibi mediatico che un’efficace risposta operativa. L’intero carico di aiuti lanciati di recente dalla Spagna equivale solo alla metà del carico di un singolo camion umanitario.

Va ricordato infine che dal novembre 2024 su Netanyahu pende un mandato d’arresto della Corte penale internazionale per “crimini di guerra e crimini contro l’umanità”.

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