Gli stati che violano i propri obblighi climatici commettono un atto illecito e potrebbero essere chiamati a risarcire quelli più colpiti, ha stabilito il 23 luglio la Corte internazionale di giustizia (Cig) in un parere consultivo destinato a fare giurisprudenza.

Rispondendo a una richiesta di alcuni studenti di Vanuatu (un arcipelago dell’oceano Pacifico), il più altro tribunale delle Nazioni Unite, con sede all’Aja, ha fornito all’unanimità un’interpretazione giuridica a cui legislatori, avvocati e giudici di tutto il mondo potranno fare riferimento per modificare le leggi o citare in giudizio gli stati per la loro inazione climatica.

Il degrado del clima, causato dalle emissioni di gas serra, è una “minaccia urgente ed esistenziale”, ha affermato il giudice Yuji Iwasawa, presidente della Cig, in un discorso di due ore.

La corte ha respinto la tesi sostenuta dai grandi paesi inquinatori secondo cui i trattati sul clima esistenti, e in particolare il processo negoziale legato alle conferenze annuali sul clima (Cop), siano sufficienti.

“Gli stati hanno l’obbligo giuridico di proteggere il sistema climatico”, ha affermato, sottolineando che “la protezione deve valere per le generazioni presenti e per quelle future”, mentre i grandi paesi inquinatori hanno finora rifiutato categoricamente di riconoscere i diritti degli esseri umani non ancora nati.

La parte più significativa del parere, e probabilmente quella che susciterà le maggiori resistenze, è quella che prevede risarcimenti per gli stati più colpiti dalla crisi climatica.

“Le conseguenze giuridiche derivanti da un atto illecito di natura climatica possono includere il risarcimento integrale del danno subìto”, ha dichiarato Iwasawa.

La Cig ha però aggiunto che dev’essere accertato “un nesso causale diretto tra l’atto illecito e il danno”, che è “sicuramente difficile da dimostrare, ma non impossibile”.

Si è trattato del quinto parere unanime emesso dalla corte nei suoi ottant’anni di vita.

Le Nazioni Unite avevano incaricato la Cig, con una votazione all’assemblea generale, di rispondere a due domande.

Primo: quali obblighi hanno gli stati, in base al diritto internazionale, di proteggere la Terra dalle emissioni di gas serra, generate principalmente dalla combustione di petrolio, carbone e gas, in modo da tutelare le generazioni presenti e future?

Secondo: quali sono le conseguenze giuridiche di questi obblighi per gli stati che causano danni ambientali, in particolare nei confronti di stati insulari a bassa altitudine?

Le ong e gli attivisti attendevano con ansia il parere della Cig, frustrati dall’inazione o dalla lentezza dei grandi paesi inquinatori nel ridurre le emissioni.