Non è ancora il momento di esultare, ma Stati Uniti e Cina stanno discutendo un “meccanismo” di dialogo sulla sicurezza dell’intelligenza artificiale (ia). L’argomento sarà all’ordine del giorno al vertice tra il presidente statunitense Donald Trump e il leader cinese Xi Jinping, il 23 e 24 settembre a Washington. È un’iniziativa inedita che in qualche modo ricorda la guerra fredda e il modo in cui statunitensi e sovietici gestivano i loro arsenali nucleari.

La notizia appare ancora più rilevante se consideriamo la rivalità tra Cina e Stati Uniti nel campo dell’ia e il fatto che l’amministrazione Trump abbia citato ripetutamente i progressi della Cina per giustificare il suo rifiuto di regolamentare il settore, nel timore che Pechino potesse conquistare un vantaggio.

Il 20 settembre, a New York, il segretario al tesoro statunitense e il viceprimo ministro cinese He Lifeng hanno trovato un accordo, non sui contenuti ma semplicemente sul fatto di parlarne al vertice. Non è poco, alla luce della sfiducia tra le due potenze su tutto quello che riguarda la tecnologia, principale terreno di scontro nell’ultimo decennio.

Perché c’è bisogno di un meccanismo di controllo? Principalmente per evitare sorprese. Ce ne siamo resi conto con gli incidenti segnalati nelle ultime settimane in cui delle ia sono sfuggite al controllo hackerando altri siti o agendo in maniera autonoma e potenzialmente rischiosa.

Oggi non è difficile immaginare che incidenti simili possano riguardare delle strutture cinesi, creando forti tensioni diplomatiche. Avere dei meccanismi di allerta e concertazione permetterebbe di evitare che degli incidenti causino una pericolosa escalation tra le due superpotenze del ventunesimo secolo.

Gestione del rischio

È più o meno quello che successe nel novecento tra gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica, che possedevano ognuno un arsenale atomico capace di distruggere l’intero pianeta. Dopo aver sfiorato la guerra nucleare con la crisi dei missili sovietici a Cuba, nel 1962, i due paesi s’impegnarono insieme nella gestione del rischio.

Furono create delle misure di sicurezza come il famoso “telefono rosso” ideato nel 1963, che non era un telefono e non era nemmeno rosso, ma solo un canale di dialogo da usare in caso di emergenza. L’obiettivo era evitare che eventuali errori di interpretazione e malintesi avessero conseguenze tragiche. Il telefono rosso funzionò durante le guerre israelo-arabe del 1967 e del 1973, scongiurando uno scontro diretto tra i “padrini” dei due campi.

Oggi si può fare un parallelo tra il nucleare e l’ia, anche se il primo è un monopolio di stato molto più facile da controllare delle intelligenze artificiali, sparpagliate nel mondo delle aziende private e dunque decentralizzate e senza una reale trasparenza. Il principio, però, è lo stesso: avvertirsi a vicenda in caso che qualcosa vada storto, per evitare interpretazioni sbagliate ed escalation involontarie.

Resta da capire se al vertice di Washington ci sarà sufficiente volontà politica e se la concorrenza feroce tra le aziende del settore, sia negli Stati Uniti sia in Cina, permetterà di creare un clima di fiducia.

Ormai da una decina d’anni (fin dal primo mandato di Trump) gli Stati Uniti cercano di frenare lo sviluppo tecnologico della Cina, senza successo. Al di là di questa concorrenza commerciale e ideologica, se le due superpotenze fossero così sagge da trovare un’intesa su una maggiore trasparenza e fiducia in questo nuovo settore, sarebbe una buona notizia. Con i tempi che corrono, già questo è degno di nota.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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