Il 4 novembre, mentre il resto del mondo era concentrato sui risultati delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, i sudafricani sono andati alle urne per rinnovare più di 10.500 consigli municipali, tra cui quelli delle otto città metropolitane, che comprendono centri importanti come Pretoria, Johannesburg, Città del Capo, Durban e Bloemfontein.

La legge sudafricana non prevede l’elezione diretta del sindaco, che viene scelto dal nuovo consiglio locale entro 14 giorni dal voto. Quindi le preferenze di elettori ed elettrici – la cui affluenza alle urne è stata del al 54,5 per cento, in crescita rispetto al 2021 – non si rivolgono a singoli candidati, ma hanno anche un importante valore di termometro politico, in particolare sull’operato dell’African national congress (Anc), il partito nato dal movimento di liberazione guidato da Nelson Mandela, che è al potere dalla fine dell’apartheid, nel 1994.

Come previsto prima del voto, il verdetto è stato spietato. Già dai risultati parziali delle elezioni amministrative è apparso chiaramente che il partito del presidente Cyril Ramaphosa ha perso gran parte di quel consenso e di quella legittimità che gli avevano permesso di governare indisturbato per trent’anni. E li ha persi a causa dei pessimi servizi pubblici erogati alla popolazione, a cominciare dalla distribuzione dell’acqua potabile.

Un’immagine del vignettista Zapiro riassume bene la situazione: dalla torre per le telecomunicazioni, simbolo di Johannesburg, sporge un rubinetto – gestito dall’Anc – da cui esce un’unica goccia d’acqua, che cade nel secchio vuoto dei voti per il partito. Sullo sfondo, alcune persone fanno la fila per prendere l’acqua da un camion cisterna. “È a secco!”, commenta un funzionario vestito con i colori del partito. “Chissà come mai…”, risponde una signora.

Uno dei temi principali della campagna elettorale è stato proprio l’accesso all’acqua potabile, uno dei problemi più gravi per le popolazioni urbane del Sudafrica, in un contesto generale di dissesto finanziario, infrastrutture carenti o in stato di abbandono, interruzioni di corrente elettrica e cattiva gestione della raccolta dei rifiuti.

Secondo il sito sudafricano Groundup, in più della metà delle città che si occupano del trattamento dell’acqua la qualità di quest’ultima è insoddisfacente, se non pessima. E, anche se la qualità dell’acqua è buona, le amministrazioni locali non sono sempre in grado di distribuirla efficacemente, a causa delle perdite nella rete idrica. Il risultato è che in alcune aree i residenti restano senz’acqua corrente per giorni. Secondo Groundup la situazione di oggi è leggermente migliore rispetto ai tempi della presidenza di Jacob Zuma (2009-2018), nota come il “decennio perduto” a causa dei livelli altissimi di corruzione e di appropriazione indebita delle risorse pubbliche. Ma c’è ancora molto lavoro da fare.

La missione per salvare Johannesburg
Da anni la capitale economica del Sudafrica non riesce a garantire i servizi di base agli abitanti né a fermare la criminalità. Ma c’è chi prova a farla rinascere

L’Anc ne ha pagato il conto. Il declino non è recente, come mostra questa mappa: se nel 2004 aveva ottenuto quasi il 70 per cento dei voti a livello nazionale, alle amministrative del 2021 il partito era sceso per la prima volta sotto il 50 per cento. Alle politiche del 2024 aveva registrato poco più del 40 per cento dei voti a suo favore ed era stato costretto per la prima volta a formare un governo di unità nazionale con altri nove partiti, tra cui la Democratic alliance (Da), il partito di riferimento della minoranza bianca. Dal suo feudo di Città del Capo, la Da, guidata da Helen Zille, 75 anni, ha cominciato a fare presa anche nel resto del paese, tanto che oggi rischia di strappare all’Anc il controllo di Pretoria e di Johannesburg, il motore economico del paese.

Zille, che in passato è stata criticata per le sue posizioni sulla questione razziale, si è proposta come candidata sindaca di Joburg, scommettendo sul fatto che i cittadini siano più interessati a temi come la qualità della vita e dei servizi, che alla sua appartenenza razziale. E il voto potrebbe non darle torto. Con queste elezioni l’Anc è diventato un “partito di campagna”, scrive il commentatore del Financial Times David Pilling.

La formazione è ancora radicata nelle zone rurali, ma è in caduta libera nelle grandi città, dove si fanno sentire di più i disservizi e gli altri problemi che affliggono il paese, come l’insicurezza dovuta alla criminalità e alla violenza politica (solo all’avvicinarsi di queste elezioni sono stati registrati venti casi di omicidi a sfondo politico). Se a livello nazionale i risultati preliminari danno l’Anc al 32 per cento, con la Da al 24 per cento, in città come Johannesburg e Pretoria il partito di Zille è decisamente in testa. A Durban, il più grande porto del paese, invece è andato forte il partito uMkhonto we Sizwe (Mk), dell’ex presidente Zuma, la Da è seconda e l’Anc terzo.

Si aprirà presto una fase di intense trattative per formare coalizioni stabili in grado di governare le grandi città del paese. L’Anc e la Da sono già partner nel governo nazionale dal 2024, e finora la loro alleanza ha resistito nonostante le molte divergenze. “Molti elettori sudafricani stanno cominciando a non votare più in base a criteri razziali ed etnici… per scegliere in base alla competenza” dei candidati, nota il commentatore sudafricano William Gumede sul Mail & Guardian. La speranza è che i vincitori di queste elezioni amministrative si dimostrino all’altezza.

Questo testo è tratto dalla newsletter Africana.

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