Nelle operazioni di guerra ibrida, ovvero quelle non ufficiali e non dichiarate, uno degli aspetti più difficili è attribuire gli attacchi: come si fa a essere certi che una ciberoffensiva o un sabotaggio siano stati eseguiti dal paese sospettato? In questo contesto la moderazione nei confronti della Russia, l’indiziata numero uno per la destabilizzazione dell’Europa, sembra aver fatto il suo tempo.

Il 1 settembre il ministro dell’interno e quello degli esteri della Germania hanno puntato apertamente l’indice contro la Russia a proposito della scoperta, il mese scorso, di un drone carico di esplosivi all’aeroporto di Lipsia, poco lontano da un aereo ucraino. “Le informazioni dei servizi di sicurezza dimostrano una responsabilità della Russia”, hanno detto in modo categorico i due ministri.

Il governo tedesco ha reagito chiudendo la Casa russa di Berlino, un’antica istituzione culturale sospettata da tempo di essere una testa di ponte dei servizi d’intelligence di Mosca. Tra gli aspiranti al posto di direttore della Casa russa c’era nientemeno che Ksenija Fëdorova, l’opinionista russa del gruppo editoriale di estrema destra di Vincent Bolloré espulsa dalla Francia a fine luglio. Il 1 settembre il ministro degli esteri francese Jean-Noël Barrot l’ha definita “una professionista della sovversione”, giustificando la decisione di allontanarla.

Sempre il 1 settembre la responsabile per la politica estera dell’Unione europea Kaja Kallas ha definito con chiarezza la posta in gioco di questi “attacchi ibridi”. “La Russia”, ha dichiarato Kallas, “cerca di dissuaderci dall’aiutare l’Ucraina, ma non ci riuscirà”. Gli stessi toni sono stati usati da Emmanuel Macron, che ha manifestato la sua solidarietà alla Germania. “Davanti a questa minaccia dobbiamo essere uniti e determinati, rafforzando il nostro sostegno all’Ucraina”.

Perché questo brusco aumento della tensione? Evidentemente gli ultimi sviluppi sono legati all’escalation brutale in Ucraina, con un diluvio di missili che si è abbattuto sulle città del paese, compresa la capitale Kiev. Mosca approfitta delle carenze della difesa aerea ucraina, le stesse che gli europei stanno tentando di compensare. Con le sue azioni, la Russia prende di mira proprio la solidarietà europea nei confronti del suo avversario.

Cosa può fare l’Europa? Da un lato c’è il problema di affrontare attacchi che, per definizione, sono difficili da attribuire. Ma la faccenda è anche politica. Le società democratiche europee, infatti, non sono unite di fronte alla minaccia velata proveniente dal Cremlino. In occasione dello scandalo che ha coinvolto Fëdorova in Francia, per esempio, sono stati in molti a difenderla, rifiutandosi di considerarla come un agente al servizio di una potenza aggressiva.

In Germania, tra l’altro, si avvicinano le elezioni in programma il 6 settembre nel land Sassonia-Anhalt, nella parte orientale del paese. Il partito di estrema destra Alternative für Deutsch­land (Afd), in testa ai sondaggi, ha un chiaro orientamento filorusso. Come reagiranno gli elettori alle dichiarazioni del 1 settembre? La risposta arriverà domenica.

In Francia la questione russa ha già fatto una prima incursione nella campagna elettorale in vista delle presidenziali del 2027, con la denuncia delle manovre contro diversi candidati del centro e del centrosinistra. A questo punto possiamo presumere che il rapporto con la Russia tornerà a influenzare la campagna elettorale, diventando un elemento di contrasto tra i candidati.

L’Europa non può più ignorare la questione russa. Se lo facesse, ne pagherebbe sicuramente le conseguenze.

(Traduzione di Andrea Sparacino)

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