Mentre l’Ucraina affronta la sua quinta estate di guerra contro la Russia, i suoi alleati occidentali, in particolare gli europei, si trovano a dover fare i conti con un nuovo periodo di incertezza di fronte all’aggressività di Mosca. Dopo quattro estati passate a osservare il dramma ucraino a distanza, le preoccupazioni riguardano ormai non solo la situazione al fronte, dove gli attacchi russi sono sempre più cruenti, ma anche la propria sicurezza. I segnali della vulnerabilità europea, finora trascurati, si stanno moltiplicando.
Le principali preoccupazioni riguardano le azioni di guerra ibrida attribuite di recente a Mosca, come il ritrovamento il 5 agosto di un drone carico di esplosivo vicino a un aereo da trasporto militare ucraino all’aeroporto di Lipsia, in Germania. Il 12 agosto è arrivata un’altra minaccia dal Cremlino: di fronte ai ripetuti sequestri di navi della flotta fantasma russa, che trasporta il petrolio di Mosca aggirando le sanzioni, il presidente Vladimir Putin si è detto pronto a “rispondere con la stessa moneta” se gli europei continueranno con la loro strategia di contenimento. “Non credo che ci sia un’intensificazione delle azioni ibride russe. Quanto è successo a Lipsia è grave, ma questa campagna è cominciata almeno due anni fa”, spiega Olivier Schmitt, professore all’istituto di operazioni militari dell’accademia di difesa della Danimarca. “La differenza è che ora l’opinione pubblica è più consapevole”.
Le notizie che arrivano dal fronte ucraino non sono molto chiare. Anche quest’estate, come del resto le precedenti, potrebbe segnare un punto di svolta. Se infatti nel 2022, pochi mesi dopo l’inizio dell’invasione russa, la guerra di artiglieria era limitata all’est e al sud dell’Ucraina, nell’estate del 2023 gli scontri si erano estesi al mar Nero e alla Crimea, mentre al fronte la situazione era in stallo. L’estate del 2024 era stata caratterizzata dalla prima incursione ucraina in Russia, nella regione di Kursk, che aveva scatenato come reazione l’allargamento dei bombardamenti russi nell’Ucraina orientale. Da luglio del 2025 gli attacchi in profondità in territorio nemico, russi e ucraini, sono in costante crescita e fanno aumentare il numero di civili coinvolti (in Ucraina sono stati il 30 per cento in più rispetto al 2025).
L’altro elemento di preoccupazione per gli europei riguarda l’alleato statunitense. Anche se tutti i governi hanno ormai preso atto della volontà di Donald Trump di disimpegnarsi dal vecchio continente, Washington resta un tassello fondamentale per il sostegno all’Ucraina e la solidità della Nato. Tuttavia la difficoltà di chiudere il conflitto contro l’Iran sta consumando le scorte di alcune armi necessarie a Kiev, e potrebbe influire su un’eventuale escalation delle tensioni con la Cina. La situazione potrebbe costringere il Pentagono a scelte radicali.
L’ultima incognita
All’inizio di agosto diverse fonti, compresi alcuni funzionari di Washington che hanno parlato con la Cnn, e un rapporto del Center for strategic and international studies hanno espresso forti preoccupazioni. Il primo problema è la scorta di munizioni per i sistemi di difesa antimissile Patriot. Il 29 luglio il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyj ha dichiarato di aver bisogno entro l’inverno di almeno 300 intercettori per contrastare gli attacchi russi, cioè la metà di quanto ha ricevuto dal 2022. Per i bombardamenti Mosca impiega “fra i 30 e i 40 missili balistici da tre a cinque volte al mese”, ha detto Zelenskyj.
“In questa fase gli europei sono doppiamente vulnerabili”, spiega Schmitt. “Gli Stati Uniti hanno esaurito le scorte di munizioni, ma devono anche affrontare un serio calo di credibilità, poiché non sono stati in grado di imporre il loro volere con le armi”. La scorsa primavera gli europei hanno fortemente intensificato il sostegno a Kiev per prendere il posto di Washington, e Bruxelles ha sbloccato diverse decine di miliardi di euro per gli armamenti destinati all’Ucraina, ma i tempi di produzione sono ancora incerti.
In questa situazione già difficile, negli ultimi mesi si è ripresentato un altro grosso problema: la possibilità che la Russia possa essere tentata di testare la solidità militare degli alleati di Kiev. Mentre fino a qualche tempo fa molti stati maggiori occidentali, in particolare sul fianco orientale dell’Europa, pensavano che la guerra in Ucraina stesse “bloccando” le truppe russe, permettendo così di guadagnare tempo, la situazione sembra cambiata. Secondo l’analisi dell’intelligence statunitense, riportata il 6 agosto dal Wall Street Journal, Mosca potrebbe passare all’azione “tra l’autunno del 2026 e il 2029”, magari con “un’incursione terrestre o l’invio di gruppi armati per occupare un territorio”. Ipotesi di questo genere non vengono fatte con leggerezza, anche se per ora si tratta di semplici valutazioni delle capacità d’azione russe. Ma tutte le analisi concordano sul fatto che il riarmo russo crescerà esponenzialmente da qui al 2030.
◆ Nella notte tra il 15 e il 16 agosto l’Ucraina ha lanciato uno dei più vasti attacchi contro la Russia dall’inizio della guerra. Mosca sostiene di aver intercettato 822 droni. Sono stati colpiti un magazzino dell’azienda di logistica Wildberries vicino a Mosca e un impianto che produce combustibile per razzi nella zona di Rostov. Le autorità russe parlano di sei morti. Kiev sostiene di aver anche colpito una posizione missilistica russa in Crimea. Nelle stesse ore la Russia ha condotto nuovi attacchi sulle città e le infrastrutture ucraine: tra il 16 e il 17 agosto in diverse regioni del paese ci sono stati almeno dieci morti e sessanta feriti tra i civili. La guerra continua inoltre a sconfinare: il 16 agosto un caccia spagnolo della Nato ha abbattuto in Romania un drone arrivato dalla Moldova; due giorni prima un Eurofighter italiano aveva abbattuto un altro drone in Lettonia.
◆ Il 18 agosto la corte suprema di Mosca ha respinto il ricorso del partito Jabloko, l’unica forza politica critica verso la guerra rimasta in Russia, confermando la sua esclusione dalle elezioni legislative del 20 settembre. Il giorno prima il vicepresidente del partito, il pacifista Lev Šlosberg, era stato condannato a undici anni di carcere da un tribunale di Pskov.
◆ A Kiev il 18 agosto l’ex ministro della difesa ucraino Mychajlo Fedorov, silurato dal presidente Zelenskyj il 15 luglio, ha chiesto l’organizzazione di elezioni politiche, affermando che “la democrazia ucraina non può essere ostaggio della Russia”. The Kyiv Independent
“La deterrenza russa ha fallito: tutte le linee rosse annunciate per impedire il sostegno all’Ucraina sono state superate”, spiega ancora Schmitt. “Da un anno e mezzo Mosca è impegnata nel tentativo di ridefinire quelle che saranno le nuove forme della deterrenza strategica contro gli occidentali, e in particolare sta cercando di far aumentare i costi per gli europei”.
L’insistenza dell’intelligence statunitense sul momento favorevole della Russia si spiega anche con la stretta interconnessione tra il conflitto ucraino e gli altri. Lo dimostrano la guerra in Iran, con il sostegno fornito da Mosca e dalla Cina al regime di Teheran nel settore spaziale, e il contributo determinante di Pechino e della Corea del Nord allo sforzo bellico russo contro l’Ucraina. Da luglio l’intelligence ucraina segnala il possibile invio in Russia di altri 30-50mila soldati nordcoreani.
In effetti dei dubbi restano sull’efficienza dell’organizzazione militare che gli alleati stanno costruendo dal 2022 sul fianco orientale della Nato. Sui circa 2.500 chilometri di confine tra l’Alleanza atlantica e la Russia ci sono tante roccaforti quanti punti deboli. Se molti osservatori si preoccupano spesso del destino dei paesi baltici, altri ritengono che l’obiettivo ideale per la Russia sia più sud: la piccola Moldova, con la sua provincia della Transnistria, un territorio separatista filorusso.
Tanto più che i mezzi degli alleati sono contati. L’8 agosto la Royal navy britannica ha rivelato che tra gennaio e luglio il monitoraggio della flotta fantasma russa ha fatto aumentare del 25 per cento la sua attività rispetto al 2025, in un momento in cui le navi disponibili erano già limitate. La marina militare statunitense si trova in una situazione simile. All’inizio di agosto i marinai a bordo della portaerei Abraham Lincoln, in mare dal novembre 2025, hanno cominciato a confidare alle famiglie il loro logoramento psicofisico.
“I piani di difesa regionale della Nato dividono l’Europa in tre fronti operativi, mentre i comandi responsabili di queste aree si contendono le risorse e dipendono gli uni dagli altri”, ha sottolineato in un articolo pubblicato all’inizio di luglio Ruben Stewart, ricercatore dell’International institute for strategic studies, uno dei principali centri studi britannici. “Una crisi nell’estremo nord potrebbe assorbire mezzi necessari alla difesa della Polonia, mentre una situazione di emergenza nel mar Nero potrebbe intaccare le risorse già limitate della regione centrale”.
L’ultima incognita per Kiev e i suoi alleati è la capacità di resistenza dell’economia russa. Attualmente la strategia occidentale è in parte basata sulla possibilità di bloccare delle fonti di finanziamento dello sforzo militare russo. E in effetti i segnali di difficoltà dell’economia russa si accumulano da mesi. Ma Mosca è in grado di creare circuiti finanziari paralleli, in particolare grazie a una rete alternativa di pagamento in criptovalute chiamata A7. Nel frattempo il contesto geopolitico potrebbe influenzare alcune importanti scadenze politiche, tra cui le elezioni presidenziali francesi dell’aprile 2027, che sono già nel mirino delle campagne russe di disinformazione. ◆ adr
Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it
Questo articolo è uscito sul numero 1679 di Internazionale, a pagina 22. Compra questo numero | Abbonati