Il 16 giugno il primo ministro francese Sébastien Lecornu ha fatto un annuncio altamente simbolico. Ha comunicato che il contratto che lega la direzione generale della sicurezza interna (Dgsi, il servizio d’informazioni interno francese) alla società statunitense Palantir sarà interrotto e assegnato a una startup francese, ChapsVision. La Palantir è un’azienda che si occupa del trattamento dei dati su vasta scala, molto efficace ma anche molto ideologica: il suo fondatore, Peter Thiel, è un libertario che sostiene Donald Trump fin dagli esordi, mentre l’amministratore delegato Alex Karp ha appena pubblicato un “manifesto” decisamente insolito nel mondo dell’imprenditoria.
Non c’è voluto molto prima che la Palantir, messa davanti al fatto compiuto, diffondesse a sua volta un comunicato per smentire il primo ministro. L’azienda statunitense afferma che il contratto con il servizio d’intelligence francese, rinnovato a dicembre per diversi anni, “resta pienamente in vigore”.
In realtà entrambe le campane hanno ragione, ma non dicono tutto. La Dsgi assegnerà effettivamente il contratto per l’analisi dei dati alla ChapsVision, ma i sistemi dell’azienda francese non sono ancora operativi. Nell’attesa, sarà la Palantir ad assicurare la continuità del servizio.
Questo cortocircuito comunicativo è chiaramente politico. La settimana scorsa l’amministrazione Trump ha vietato all’azienda statunitense Anthropic di fornire il suo sistema di intelligenza artificiale Fable 5 ai governi stranieri. L’annuncio ha creato un precedente che evidenzia i rischi della dipendenza tecnologica. Il concetto di “sovranità digitale”, tra l’altro, era già nell’aria da tempo.
Se c’è un campo in cui questo tema è essenziale, è chiaramente quello della sicurezza. Il contratto tra la Dgsi e la Palantir è stato stipulato dieci anni fa, sull’onda degli attentati di Parigi del 2015 e in un’epoca in cui non esistevano soluzioni francesi o europee equivalenti. Parigi spinge da anni per favorire lo sviluppo di una “Palantir alla francese”, ma qualche mese fa un funzionario mi ha confidato che quest’aspirazione non si era ancora realizzata.
Il primo ministro, dunque, ha deciso di fare un annuncio strettamente politico, in coincidenza con il salone degli armamenti EuroSatory organizzato a Parigi e con la presenza di Donald Trump a Évian per il vertice del G7. Pur agendo in anticipo sui tempi, Lecornu ha voluto dimostrare che il governo prende sul serio l’argomento.
I responsabili dell’azienda statunitense sanno da tempo che la Francia cerca di sostituire la Palantir con un’alternativa nazionale, ma di recente avevano sottolineato la solidità del loro rapporto con la Dgsi ed escludevano intrusioni politiche nel contratto. Ma questo succedeva prima del precedente di Anthropic.
La Palantir paga le conseguenze del comportamento discutibile dei suoi dirigenti, troppo vicini al potere e troppo ideologici. L’equivalente tedesco della Dgsi ha già scelto la francese ChapsVision a scapito di Palantir, un aspetto che ha sicuramente avuto un ruolo nella decisione di Lecornu. Nel Regno Unito, intanto, il dibattito si è acceso perché il sistema sanitario sta negoziando un contratto con la Palantir, che tra l’altro ha appena perso un processo contro una testata Svizzera. La situazione è ingarbugliata, ma non è detto che basterà a suggerire più discrezione ai dirigenti dell’azienda.
La questione della sovranità digitale va ben oltre il caso singolo della Palantir. È un tema fondamentale per un’Europa rimasta assopita troppo a lungo. Il risveglio è stato tardivo ma almeno sembra reale, a condizione di fare scelte concrete e di non accontentarsi degli annunci.
(Traduzione di Andrea Sparacino)
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